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Caso Salis, Tajani: “Italia si è attivata da subito, ma la detenzione in Ambasciata non è possibile”

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani, intervenuto alla Camera sul caso di Ilaria Salis, ha detto che l’Ambasciata italiana in Ungheria “si è attivata immediatamente per fornire ogni possibile assistenza alla signora Salis e ai suoi familiari”, effettuando anche diverse visite consolari in carcere.
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A cura di Annalisa Cangemi
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"l'Italia è la culla del diritto, la patria di Cesare Beccaria. L'azione del Governo è sempre orientata al rispetto ed alla tutela del diritto nazionale, internazionale e comunitario. Il garantismo ispira il nostro agire per quanto riguarda il rispetto dei diritti dei detenuti. Pregiudicati o incensurati, in attesa di giudizio o condannati per noi ciò che conta è sempre la tutela della dignità della persona. Questi i principi ed i valori che ci guidano", sono le parole del ministro Antonio Tajani, che ha tenuto questa mattina un'informativa urgente sul caso di Ilaria Salis alla Camera.

"La vicenda della signora Ilaria Salis rientra tra gli oltre 2.400 casi di connazionali detenuti all'estero. Per ognuno di essi, indipendentemente dal merito della loro situazione giudiziaria, ci adoperiamo per fornire assistenza e garantire il rispetto della dignità e dei diritti fondamentali. Così abbiamo fatto, fin dal primo giorno, per il caso Salis, ben prima che diventasse oggetto di polemiche politiche".

Il titolare della Farnesina ha messo in fila i fatti, ripercorrendo la vicenda giudiziaria, che ha portato alla formulazioni delle accuse e poi al carcere per l'insegnante italiana detenuta a Budapest, in condizioni disumane, con la richiesta da parte della Procura di una pena di 11 anni. "L’Ambasciata si è attivata immediatamente per fornire ogni possibile assistenza alla signora Salis e ai suoi familiari, con cui ha intrattenuto un intenso dialogo. Ha effettuato frequenti visite consolari in carcere ed è intervenuta per venire incontro alle richieste della connazionale rispetto alle sue condizioni detentive".

"Durante la prima udienza è stata accolta la richiesta della custodia cautelate in carcere", per il reato di violenza di gruppo. La donna ha denunciato cimici nel letto, la mancanza d'aria nella cella, l'impossibilità di comunicare regolarmente con i propri cari e con il proprio legale, di seguire il regime di dieta prescritto dal medico o di accedere agli atti processuali tradotti.

"Il suo legale non ha presentato domanda di misure cautelari alternative al carcere in Ungheria, contrariamente a quanto era stato suggerito dal ministro Nordio. La prossima udienza è stata calendarizzata per il 24 maggio e in tale occasione sarà chiamata a testimoniare anche la parte lesa".

"Le immagini della prima udienza processuale del 29 gennaio" sul caso di Ilaria Salis, "con l'imputata condotta in Aula in catene, hanno giustamente colpito tutti noi", "ma dal momento che è pratica purtroppo comune e prevista dalla normativa locale nel caso di reati più gravi connessi a violenza, lo stesso avvocato ungherese della detenuta non aveva mai incentrato su questo specifico aspetto una richiesta d'intervento da parte dell'Ambasciata", ha precisato il vicepremier e ministro degli Esteri. "L'esibizione delle catene in Aula dell'imputata, con le immagini trasmesse in televisione, ha avuto un forte impatto", ha aggiunto Tajani, ricordando che "essa non appare in linea con lo spirito delle norme europee".

Dopo l'incontro con il ministro Nordio, il padre di Ilaria Salis ha detto che la famiglia è stata lasciata da sola, non ha ricevuto sostegno da parte del governo. Aveva chiesto una misura alternativa alla detenzione per la figlia, in attesa di giudizio, e la possibilità che per tale misura cautelare possa essere indicata l'Ambasciata d'Italia: "Ma tale richiesta non è possibile, nell'Ambasciata sono contenuti documenti del ministero degli Esteri, un qualsiasi detenuto non può girare per l'Ambasciata e aprire i cassetti, è una questione di sicurezza nazionale", ha detto Tajani tra le proteste dell'Aula. "Io non mi sarei opposto, ma non ci sono le condizioni per la detenzione in un ufficio pubblico all'estero".

"A chi grida ‘Riportate Ilaria in Italia!', chiederei a quale soluzione stia pensando. Siamo pronti ad accettare suggerimenti. L'unica per noi percorribile, per un reato commesso in uno Stato membro dell'Unione europea, è quella delle regole. E le regole europee prevedono che per chiedere gli arresti domiciliari in Italia, devi prima chiederli e ottenerli nel Paese che esercita la giurisdizione", ha sottolineato ancora il ministro e leader di Forza Italia.

"Non possiamo influenzare la determinazione dei giudici ungheresi, evitiamo di trasformare una questione giudiziaria regolata da norme ben definite, in un caso politico. Può servire per fare titoli sui giornali, ma non aiuta la causa di Ilaria Salis. Agire con discrezione e gradualità", è l'unico modo per ottenere risultati, "come dimostra anche il caso di Patrick Zaki, che infatti è tornato in Italia".

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