Caso Ream, procura di Torino chiede 14 mesi di carcere per la sindaca Chiara Appendino
I procuratori aggiunti Marco Gianoglio ed Enrica Gabetta hanno chiesto ieri un anno e due mesi di carcere per la sindaca pentastellata di Torino, Chiara Appendino, imputata nel processo con rito abbreviato per il caso Ream. L'accusa è di falso in atto pubblico e abuso d'ufficio. Entrambi questi reati rientrano nel perimetro della legge Severino, e quindi, in caso di condanna, Appendino sarebbe costretta anticipatamente a rinunciare al suo ruolo di sindaca.
"Sono stata qui solo per ascoltare la pubblica accusa. Era giusto esserci", ha dichiarato la sindaca lasciando il Palazzo di Giustizia. Nel procedimento sono coinvolti anche l'assessore al Bilancio, Sergio Rolando, il dirigente comunale Paolo Lubbia e l'ex capo di gabinetto Paolo Giordana. Anche per Rolando i pm hanno chiesto 14 mesi mesi. Un anno, invece, è stata la proposta per Paolo Giordana. Per il dirigente Paolo Lubbia, che ha scelto invece il rito ordinario, è stata ribadita la richiesta di rinvio a giudizio."Restiamo convinti delle nostre tesi. Le esporremo al giudice delle prossime udienze", ha detto l'avvocato difensore della sindaca Luigi Chiappero, al termine dell'udienza.
Secondo i pm nel caso in questione, il capitolo dei conti del Comune di Torino, gli amministratori hanno perseguito un interesse "politico" e non l'interesse "pubblico" della città. Per questo hanno chiesto che venga riconosciuta la sussistenza del reato di abuso in atti di ufficio. L'accusa si riferisce al mancato inserimento a bilancio, nel rendiconto 2016, di un debito di cinque milioni verso la società Ream, cosa che permise un pareggio dei conti nel 2017. Il pagamento della somma fu posticipato al 2018. Appendino, allora in carica da pochi mesi, aveva fatto del riordino delle casse comunali uno dei suoi cavalli di battaglia, e per questioni di opportunità politica, non volle rendere noto il debito di cinque milioni. Questi soldi erano la caparra che la società Ream aveva versato nel 2012, all'epoca delle giunte di centrosinistra, per avere un diritto di prelazione sull'area ex Westinghouse dove sarebbe dovuto sorgere un nuovo centro congressi. L'operazione poi si concluse con un nulla di fatto, e per questo il Comune doveva restituire la somma.
Per poter differire il versamento all'annata successiva vennero preparati, sempre secondo i pm, dei documenti contenenti circostanze non del tutto veritiere, come per esempio l'esistenza di "trattative" con Ream. La difesa sostiene invece che fu semplicemente seguito un regime operativo diverso nel rispetto di norme introdotte nel 2015, sfruttando il principio della ‘competenza finanziaria potenziata'.