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Caso Diciotti. Domani il M5S decide sul processo a Salvini: per dire No bisogna votare Sì

Sul blog del Movimento 5 stelle il dossier sul caso Diciotti: tra le righe si legge una “indicazione” che il partito dà ai propri attivisti. La senatrice Nugnes: “La formula non è chiara”. Intanto per effetto dell’autodenuncia il premier e i due ministri grillini entrano nel novero delle persone sotto inchiesta.
A cura di Biagio Chiariello
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Il Movimento 5 Stelle ha pubblicato sul proprio blog l'invito al voto online sulla piattaforma Rousseau per decidere l'opportunità di far processare il ministro dell'interno Matteo Salvini per il caso Diciotti. “Il ritardo dello sbarco della nave Diciotti, per redistribuire i migranti nei vari paesi europei, è avvenuto per la tutela di un interesse dello Stato – Sì, quindi si nega l’autorizzazione a procedere. – No, quindi si concede l’autorizzazione a procedere. Le votazioni saranno aperte su Rousseau lunedì 18 febbraio dalle 10 alle 19″, si legge sul blog. Dubbi su questa formula vengono espressi dalla senatrice Paola Nugnes: "Non è chiara, bisogna fare uno sforzo per non votare diversamente dalle proprie intenzioni". La senatrice, una delle anime dei "ribelli" M5S, sottolinea anche che "il quesito deve essere veritiero, cioè deve contenere anche la valutazione di un interesse pubblico preminente".

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L'annuncio sul blog dei 5 Stelle è preceduto dalla sintesi dei fatti intercorsi tra il 20 e 25 agosto scorso sulla nave della guardia costiera Diciotti su cui si trovavano 137 profughi. Nella sintesi si sostiene che i migranti rimasero sulla nave perché il ministro degli esteri e il presidente del Consiglio stavano sentendo i leader degli altri Paesi europei perché accogliessero la loro quota di profughi.

Martedì 19 febbraio, la Giunta per le autorizzazioni sarà chiamata a decidere se il ritardo dello sbarco dei migranti dalla nave Diciotti sia stato deciso “per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell’esercizio della funzione di Governo”.

Come spiegano i 5 stelle ai propri attivisti "se il Parlamento nega l’autorizzazione a procedere, sta affermando che il Ministro ha agito per interesse pubblico o interesse dello Stato, e che quindi non sarà processato. Nel caso invece venga data l’autorizzazione, il Ministro dell’interno andrà a processo". L'indicazione al voto appare poco più sotto dove si legge: "Non è il solito voto sull’immunità dei parlamentari". Infatti il M5S prova ad evidenziare come in passato sia sempre stato inamovibile nel chiedere "Nessuna protezione per i politici che devono rispondere delle loro azioni individuali. Ma: " Questo è un caso diverso"

"Nello specifico questo è un caso senza precedenti perché mai in passato si era verificato che la magistratura chiedesse al Parlamento di autorizzare un processo per un ministro che aveva agito nell’esercizio delle sue funzioni e non per azioni fatte per tornaconto privato e personale"

Grillo: "Siamo tra il comma 22 e la sindrome di Procuste!"

Dopo le accese polemiche tra gli attivisti del M5s, a confermare che la questione  dei quesiti rischia di spaccare il Movimento ci ha pensato lo stesso fondatore, Beppe Grillo, con un post ironico ma pungente su facebook.  "Se voti Si vuol dire No. Se voti No vuol dire Si. Siamo tra il comma 22 e la sindrome di Procuste!" ha scritto l'ex leader pentatstellato e ora garante dl Movimento citando. Grillo fa riferimento sia al noto paradosso della regola per cui "chi è pazzo può chiedere di essere esentato dalle missioni di volo, ma chi chiede di essere esentato dalle missioni di volo non è pazzo" sia alla sindrome per cui una persona tende a disprezzare  chi considera avere maggior talento e più possibilità di successo.

Indagati Conte, Di Maio e Toninelli

Nel frattempo per lo stesso caso del blocco dei migranti sulla nave Diciotti, il premier Giuseppe Conte e i ministri Luigi Di Maio e Danilo Toninelli, stanno per finire sul banco degli accusati al pari dello stesso Salvini. Sono infatti arrivati alla Procura di Catania gli atti firmati dai tre esponenti del governo, allegati alla memoria del ministro dell'Interno, sotto esame della Giunta per le immunità del Senato. In questi atti Conte, Di Maio e Salvini si dichiarano corresponsabili assieme a Salvini della decisione di bloccare i migranti sulla Diciotti.

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