Caso Cancellieri-Ligresti: “Non c’è stata nessuna interferenza”

A cura di D. F.
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L’intercettazione della telefonata che il guardasigilli fece a Gabriella Fragni, sua amica ma soprattutto compagna di Salvatore Ligresti.

E' il 17 luglio del 2013. Anna Maria Cancellieri alza la cornetta del telefono e chiama Gabriella Fragni, sua amica ma soprattutto compagna di Salvatore Ligresti. "Io sono mesi che ti voglio telefonare per dirti che ti voglio bene, la vita mi scorre in una maniera indegna". "Comunque guarda – dice ancora il Ministro – qualsiasi cosa io possa fare conta su di me, non lo so io cosa posso fare, però guarda sono veramente dispiaciuta". "Sono veramente dispiaciuta – insiste – Ma sono mesi che ti voglio… poi ci sono state le vicende di Piergiorgio (Peluso, ndr) quindi…guarda…Eh vabbè io non so se quanto mai rientrerò a Milano, ma appena riesco ad arrivarci, ormai fino a tutto settembre, ti vengo subito a trovare. Però qualsiasi cosa veramente, con tutto l’affetto di sempre… con tutto l’affetto di sempre guarda, non…". Poi la telefonata termina e la Cancellieri conclude la conversazione con: "Ti abbraccio con tantissimo affetto". Questo è il contenuto dell'intercettazione trascritta dagli uomini della Polizia tributaria di Torino, in cui si fa riferimento anche alla conoscenza tra il ministro e Antonino Ligresti, fratello di Salvatore. Il ministro Cancellieri, sentita come persona informata sui fatti, aveva definito la conversazione "una telefonata di solidarietà sotto l'aspetto umano".

La reazione del ministro non si è fatta attendere: "In merito alla vicenda carceraria di Giulia Ligresti ritengo opportune alcune precisazioni – scrive il ministro Cancellieri rivolto ai capigruppo di Camera e Senato -. Tutti voi conoscete l'attenzione e l'impegno che fin dal primo giorno del mio mandato ministeriale ho riservato alle condizioni in cui versano i detenuti; condizioni che, troppo spesso, hanno portato, specialmente le persone più vulnerabili, a compiere scelte estreme". "Nel caso di Giulia Ligresti – entra nel merito il Guardasigilli -, avverto l'esigenza di precisare il senso e i limiti del mio intervento, non appena avuta conoscenza, per via diretta, delle condizioni psicofisiche della ragazza. Era mio dovere trasferire questa notizia agli organi competenti dell'Amministrazione Penitenziaria per invitarli a porre in essere gli interventi tesi ad impedire eventuali gesti autolesivi. Mi sono comportata, peraltro, nello stesso modo quando sono pervenute al mio Ufficio segnalazioni, da chiunque inoltrate, che manifestassero preoccupazioni circa le condizioni sullo stato psicofisico di persone in stato di detenzione".

"Intervenire – continua la Cancellieri – è compito del Ministro della Giustizia. Non farlo sarebbe colpevole e si configurerebbe come una grave omissione. Non c'è stata, quindi, né poteva esserci alcuna interferenza con le decisioni degli Organi giudiziari. Nella mia comunicazione al Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, non vi è stato nel modo più assoluto, come ampiamente dimostrato, alcun riferimento a possibili iniziative finalizzate alla eventuale scarcerazione della Ligresti. Naturalmente – conclude la Cancellieri – sono pronta a riferire in Parlamento, ove richiesta, per poter dare ogni chiarimento che si rendesse necessario".

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