Calderone passa da Forza Italia a Futuro Nazionale: “In Vannacci ho rivisto l’umanità di Berlusconi”
“La sera prima di prendere questa decisione ho fatto una chiamata di due ore con mia moglie e i miei figli. Dietro un cambio di casacca, come si dice volgarmente, ci sono riflessioni.” Il deputato Tommaso Calderone racconta a Fanpage.it il suo passaggio da Forza Italia a Futuro Nazionale: è il nono onorevole a lasciare un partito della maggioranza di centrodestra per aderire alla formazione di Roberto Vannacci: cinque dalla Lega (Sasso, Ziello, Ravetto, Furgiuele, Bof), tre da Forza Italia (Pierro, Bergamini, da ultimo Calderone) e uno dal misto, Pozzolo, ex di Fdi espulso per la vicenda dello sparo di Capodanno a Rosazza. Sull’ipotesi che ci siano altri azzurri pronti a passare con il generale Calderone ironizza e mantiene il riserbo: “Sono cresciuto con questo culto: chi fa la spia non è figlio di Maria, come diceva mio padre. Una delle mie caratteristiche è saper mantenere i segreti”.
“Provavo da tanto tempo un malessere a stare in Forza Italia”, spiega, perché “sono passato dall’empatia dell'uomo più straordinario, potrei dire da questo punto di vista – e non solo da questo punto di vista – che era Silvio Berlusconi, alla freddezza algida di Antonio Tajani”.
“Per me i rapporti umani sono fondamentali” e in Vannacci Calderone spiega di aver rivisto l’umanità del Cavaliere: “io ero seduto con lui e c'erano due miei amici a distanza di metri. Si è alzato per andare a salutarli. Sembrano gesti banali, ma questo dimostra educazione innanzitutto, empatia, buoni comportamenti, senso di comunità”.
Dal Movimento Sociale a Futuro Nazionale: il “ritorno ad Itaca” di Calderone
Tommaso Calderone esercita la professione di avvocato dal 1991. Nel 2017 viene eletto all’Assemblea regionale siciliana in quota Forza Italia con 13.521 preferenze; alle politiche del 2022 vince un seggio a Montecitorio ed entra in Parlamento. Però prima di iscriversi a FI ha militato in formazioni di destra come il Movimento Sociale o Alleanza siciliana; “poi sono stato attratto da un uomo straordinario che era Silvio Berlusconi, in un momento in cui non c'erano partiti di destra identitari”.
“Ho votato tante volte a fatica, altre volte no, i provvedimenti sul riarmo per esempio, e sto parlando dell'Ucraina. Non ho votato la norma sul femminicidio”. In pratica l’adesione al partito di Vannacci, ha detto ieri in conferenza stampa alla Camera dei deputati (organizzata per ufficializzare il passaggio), sarebbe “un ritorno ad Itaca”.
L’accusa rivolta ai transfughi è che dietro al cambio di casacca ci sia il timore di non essere rieletti (o addirittura ricandidati). “L’ultimo problema per me, che sono sempre stato eletto con le preferenze”, ribatte il deputato, “era il seggio in Sicilia”. Dagospia ha scritto che Antonio Tajani e Renato Schifani (il presidente della Regione) non gli avrebbero garantito il posto da capolista in Sicilia alle prossime politiche, provocando la rottura. “Per eleggere il capolista, Forza Italia deve prendere voti”, dice Calderone. “Non penso che il partito fosse masochista e autolesionista: per prendere il seggio in provincia di Messina – e lo dico con un pizzico di presunzione – doveva candidare me. Perché Forza Italia non prende voti d'opinione ormai, dopo la morte di Berlusconi. Prenderà i voti degli uomini strutturati sul territorio; i voti d'opinione li prendono altri partiti”. Il neo-futurista assicura di non aver mai discusso della questione con Tajani o con Schifani (il presidente della Regione Sicilia).
Il caso Roggero e la posizione di Calderone sulla richiesta di grazia
A luglio Calderone aveva preso una posizione molto netta sul caso di Mario Roggero, smarcandosi dalla maggioranza. Escluse che l’uccisione dei due rapinatori potesse rientrare nella legittima difesa, perché le vittime erano già in fuga. E sulla raccolta firme per la grazia al gioielliere dichiarò a Il Foglio che era “un’offesa assoluta nei confronti del presidente della Repubblica”. Se ne avessero organizzata un’altra tra i parlamentari, ipotesi che circolava all'epoca, lui non avrebbe firmato. Però alla campagna per chiedere al Colle un atto di clemenza per Roggero partecipò anche Futuro Nazionale, con Roberto Vannacci in prima fila.
“Io non sono il Presidente della Repubblica”, risponde a Fanpage.it quando gli viene chiesto se confermerebbe il suo no alla richiesta di grazia. Rispetto al caso specifico ribadisce, “non era invocabile la legittima difesa. La rapina era finita”. Le proposte di Fn sulla legittima difesa sono “un’altra cosa, e le condivido”.
Remigrazione, aborto e patriarcato: i punti più controversi del programma di Fn
Sugli immigrati il programma di Vannacci non prevede “nulla di eccessivo”. Sono ventidue punti: se verranno adottati, spiega Calderone, “risolviamo il problema dell’immigrazione”. Naturalmente la remigrazione, un cavallo di battaglia del generale che il politico dice di condividere, è parte integrante della ricetta.
L’aborto “non è un diritto per legge” e, proprio come prescrive il manifesto vannacciano, l'ex forzista si è detto favorevole sia all’ingresso delle associazioni pro-vita nei consultori che al riconoscimento di interessi giuridicamente tutelati al concepito. Calderone dice di ritrovarsi anche nel concetto di patriarcato mediterraneo: “Non è altro che la famiglia”.