Ieri la Consulta ha definito incostituzionale l'articolo 13 del primo decreto Sicurezza, voluto da Matteo Salvini quando era ministro dell'Interno. Si tratta del provvedimento che vieta l'iscrizione anagrafica ai richiedenti asilo. Le dichiarazioni della Corte costituzionale riportano al centro del dibattito politico la questione delle modifiche ai decreti Sicurezza, annunciate fin dai primi giorni dell'insediamento del secondo governo di Giuseppe Conte, ma che di fatto non si sono mai concretizzate. Fanpage.it ne ha parlato con la senatrice Emma Bonino, di +Europa.

Alle dichiarazioni della Consulta il suo partito ha commentato che "ancora una volta il giudizio della Corte costituzionale arriva prima dell'intervento del Parlamento"…

Esattamente. Noi avevamo puntato molto sull'incostituzionalità dei decreti, che a noi pareva evidente. Con il Conte bis nulla si è mosso, niente è stato cambiato. Quindi i ricorsi alla Corte hanno dato l'esito, anticipando, voglio sperare, le promesse riforme o cancellazioni dei decreti Sicurezza di cui molto si parla, ma poco si vede.

Il Movimento Cinque Stelle però ha detto che se ne parlerà solo a settembre, perché per l'estate ci sono già troppi provvedimenti. Ci aspetta un'altra stagione di stalli in mare, come peraltro stiamo già vedendo in queste settimane?

Sarà a ottobre, perché con le elezioni regionali non si muoverà una foglia. E quindi sì, anche perché non è cambiato niente nemmeno nei nostri rapporti con la Libia. I nostri emendamenti al decreto sulle missioni internazionali sono stati respinti. Nel Paese continua tutto come prima, facendo finta che stiamo formando la Guardia costiera. Ormai è una di quelle bugie a cui non crede più nessuno, ovviamente. Questi trafficanti di armi e uomini continueranno come al solito: il che vuol dire la gente si imbarca o non si imbarca a seconda delle decisioni delle varie milizie che li custodiscono, si fa per dire, nei vari lager.

La ministra dell'Interno, Luciana Lamorgese, ha detto che vanno creati dei corridoi umanitari per liberare questi campi di detenzione. Secondo lei perché, se c'è questa consapevolezza la maggioranza ha votato per il rifinanziamento alla missione in Libia?

Non lo so, io ho cercato in tutti i modi di dire che comunque la si pensasse rispetto al Memorandum del 2017, stretto dal governo quando era ministro dell'Interno Marco Minniti, la situazione in Libia allora era totalmente diversa. Secondo me è irrazionale pensare che essendo cambiata tutta la situazione si possa insistere con la stessa procedura delle varie missioni. Non sarei stupita quindi se con la bella stagione aumentassero le partenze, quello ahimè non lo decidiamo noi, ma le milizie che li tengono imprigionati in condizioni che ormai sappiamo tutti quali sono. Non c'è da vantarsi su quello che sento dire in Parlamento, cioè che siamo riusciti a far entrare l'Unhcr (Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, ndr) nei campi: questa è un'altra bufala gigantesca. L'Unhcr in realtà è di base a Tunisi per ragioni di sicurezza e ogni tanto riceve qualche autorizzazione a visitare, senza poter intervenire, qualche campo. Nel frattempo dal Viminale si spargono voci di modifiche radicali, ma finché non vedo della carte che dicono di che cosa si stia parlando non voglio commentare.

Ma basteranno le modifiche ai decreti sicurezza o questi si andrebbero cancellati?

Io penso che si debbano cancellare. Per poi ricominciare da capo qualunque nuova riflessione. Così come secondo me andavano ripensate le nostre missioni in Libia. Peraltro la scheda 38, quella di Mare Sicuro, è tutta da rivedere. Lo stesso vale per la nostra missione in Niger, che è quanto di meno trasparente ci sia: io non so perché abbiamo lì duecento persone e che cosa stiano facendo.

Come va riscritta allora la gestione dell'immigrazione? Un ritorno al sistema Sprar?

Questo è poco ma sicuro. Era l'unico che dava buoni esiti, anche se attuato solo a metà. Se ricordo bene su 8 mila Comuni italiani, meno di 2 mila avevano accettato il sistema, che non era obbligatorio ma incitativo, diciamo, e che quindi non ha realizzato pienamente gli esiti previsti. Che però dove è stato utilizzato ha dato dei buoni frutti.

E una riforma della cittadinanza?

Quella era pronta e fu interrotta alla vigilia delle elezioni del 2018. Il Pd diceva che lo ius culturae ci avrebbe fatto perdere voti, e siamo sempre fermi lì. Di questo io non vedo nessun movimento né nel governo, né in Parlamento. Non so se sia una questione che andrà insieme alle modifiche dei decreti  Salvini, e quindi anche all'applicazione della sentenza della Corte ovviamente. Per tutto questo dobbiamo continuare a insistere e a batterci proprio perché, a parte l'operazione della ministra Teresa Bellanova sui lavoratori o nei campi o nel settore di cura alle persone, che pure nei suoi limiti è comunque un passo importante perché almeno sta scritto, a me sembra che ne riparleremo forse, non è neanche detto, a ottobre.

Sulla questione della regolarizzazione, il governo è intervenuto solo su alcune categorie, lasciando che altri gruppi di invisibili rimanessero tali. Si sarebbe dovuto agire diversamente?

Molti sono rimasti fuori, è vero. Ma in termini di rapporti di forze all'interno della maggioranza è il massimo che la ministra Bellanova poteva ottenere. Proprio per questo bisogna salutarlo come un primo passo positivo e non smettere di voler andare avanti rispetto a ristoratori, turismo, edili e altri.