Ascoli, la ‘Pastasciutta antifascista’ è un caso: da destra striscione contro il vescovo che difende la Carta

Vi ricordate la storia della ‘Pastasciutta antifascista' ad Ascoli, l'evento in programma in città domenica 26 luglio in città, per ricordare l'iniziativa dei fratelli Cervi, che in occasione della caduta del regime fascista offrirono piatto di pasta a tutto il paese di Campegine? La seconda edizione dell'evento organizzato da Anpi, Collettivo Caciara e dal panificio L'Assalto ai forni è diventato un caso nazionale, dopo che i frati di un convento – la chiesa del Cuore Immacolato di Maria di Ascoli Piceno, conosciuta come la Chiesa dei frati – che aveva inizialmente dato l'ok per ospitare l'evento, con tanto di contratto, si è chiamato fuori, dopo aver ricevuto pressioni da parte di diversi parrocchiani, contrari all'iniziativa perché considerata troppo ‘politica' e ‘divisiva'.
È stato impedito agli organizzatori di allestire lo spazio dietro la Chiesa dei frati: prima è arrivata la richiesta di eliminare la parola "antifascista" dalla locandina, poi le pressioni sono diventate ancora più esplicite e ai frati è stato domandato di annullare del tutto la celebrazione, considerata "inopportuna" in ambito ecclesiale.
Dopo le polemiche l'evento è stato spostato e riprogrammati in un altro luogo, il piazzale di fronte alla chiesa di San Marcello, che appartiene al Comune (la chiesa ha invece messo a disposizione la cucina).
Ma le tensioni non sono affatto scemate, anzi. Il vescovo Gianpiero Palmieri in un'intervista rilasciata il 13 luglio ha provato a ridimensionare il problema, spiegando all'Ansa che "Antifascismo, libertà e democrazia sono valori costituzionali che non dovrebbero appartenere né alla destra né alla sinistra, ma essere patrimonio condiviso di tutto il Paese". Secondo Palmieri non ci sarebbe stata da parte del convento nessuna censura, l'episodio sarebbe unicamente frutto di un equivoco: "Le cose sono molto più semplici di quanto sia stato raccontato. La richiesta ai frati era stata presentata come una cena di beneficenza. Il parroco, un frate minore arrivato da circa un anno e originario del Kenya, non conosce a fondo la storia e il dibattito politico italiano. Quando poi ha sentito parlare di ‘Pastasciutta antifascista' ha pensato a un'iniziativa politica e ha reagito spontaneamente dicendo di lasciar perdere".
Per il vescovo la revoca dunque non sarebbe stata conseguenza del veto posto dalla comunità parrocchiale. "Al di là di quello che possono aver detto alcuni parrocchiani, è stato lui stesso a indicare una soluzione alternativa, proponendo di ospitare l'iniziativa nella parrocchia di San Marcello, dove era già stata organizzata lo scorso anno". Per il Vescovo si è trattato quindi di "un mero misunderstanding, che non meritava tutta l'enfasi che ne è seguita".
La versione del vescovo, pur nel tentativo di risolvere i conflitti tra le parti, si è rivelata però in alcuni punti lacunosa. Come hanno messo in evidenza gli attivisti del Collettivo Caciara, non è vero che la richiesta alla Chiesa dei Frati era stata presentata "come una cena di beneficenza", ma è stato da subito chiarito il contenuto politico della manifestazione, precisando appunto che si trattava della Pastasciutta antifascista, come dimostrano anche messaggi e lo stesso contratto siglato.
Inoltre non sarebbe stato il frate che si è tirato indietro a proporre una soluzione alternativa, ma la nuova location è stata individuata dagli stessi organizzatori, in virtù di rapporti pregressi con il parroco di San Marcello.
L'attacco al vescovo e uno striscione per cacciarlo: cosa è successo
Ma le parole del vescovo sui valori antifascisti della Costituzione, che dovrebbero essere "patrimonio condiviso di tutto il Paese" sono state viste da qualcuno come una provocazione inaccettabile. Lunedì 20 luglio è comparso in città uno striscione anonimo contro il vescovo Palmieri, che recitava: "Vescovo via da Ascoli". Secondo quanto apprende Fanpage.it lo striscione, affisso in via Marini, nella strada che porta allo stadio, sarebbe opera di ambienti dell'estrema destra locale.
I toni si sono alzati è la Diocesi Ascoli Piceno è intervenuta con una nota ufficiale per esprimere "piena vicinanza" al religioso. Nel documento, la comunità diocesana sottolinea che il ministero di un vescovo, quando viene esercitato "con libertà evangelica", richiamando valori come dignità della persona, giustizia, pace, accoglienza, responsabilità e fraternità, "può essere accolto con entusiasmo, può suscitare interrogativi, può perfino incontrare resistenze". Una dinamica che, secondo la Diocesi, appartiene da sempre alla missione della Chiesa, chiamata a essere "segno di contraddizione, come lo è stato Cristo".
La nota osserva come anche uno striscione dai toni polemici, pur giudicato spiacevole nei contenuti e nella scelta dell'anonimato, dimostri che il messaggio del vescovo "ha toccato le coscienze". Per la Diocesi sarebbe infatti "più preoccupante l'indifferenza rispetto al dissenso", che viene considerato parte di un confronto civile "quando si svolge nel rispetto delle persone".
"La Chiesa, si legge ancora, non teme il confronto, purché sia orientato alla ricerca della verità e al riconoscimento della dignità di ciascuno". La comunità diocesana ribadisce inoltre che "il compito del vescovo non è quello di inseguire gli umori del momento, ma di custodire e annunciare il Vangelo con fedeltà, nel solco della Dottrina sociale della Chiesa, anche quando questo comporta incomprensioni o critiche".