Attraverso due diversi post su Facebook lo scrittore Roberto Saviano chiede al governo di concedere la cittadinanza italiana a Zaki, lo studente egiziano (iscritto all’università di Bologna) che è stato arrestato e torturato nel suo Paese. Saviano posta su Facebook un video in cui, durante una trasmissione televisiva, si parla di Zaki come di un giovane che è andato all’estero “per insultare il suo Paese”. Ma lo scrittore non ci sta e replica: “No, Patrick Zaki non è andato all’estero per insultare il suo Paese d’origine, l’Egitto. È andato all’estero per studiare. È venuto in Italia per capire di più e meglio il mondo che lo circonda, come tanti ragazzi e ragazze della sua età (e come dovremmo fare un po’ di più tutti noi, ogni giorno). Questo video, tratto da una trasmissione televisiva egiziana, è agghiacciante e allo stesso tempo ci fa capire come siamo fortunati a vivere in uno stato di diritto, dove i diritti fondamentali sono tutelati, dove nonostante tutto c’è ancora il diritto di pensare, di dire ciò che si pensa, di avere una propria opinione”.

Saviano rivolge un appello alle istituzioni del nostro Paese: “Zaki è per molti aspetti già italiano ed europeo come noi, ora domandiamo che lo Stato italiano lo tuteli in tutto e per tutto, concedendogli la cittadinanza italiana. Perché il problema di Zaki è il nostro problema, e quello che uno Stato criminale gli sta facendo riguarda tutti noi”. In un post precedente lo scrittore aveva già rivolto questo appello all’esecutivo, così come fatto anche dalle Sardine: “Proponiamo che il governo gli conferisca la cittadinanza italiana”.

Saviano racconta la storia di Zaki, che non è mai tornato a Bologna, dove studiava, “perché è stato prelevato in aeroporto, incarcerato e torturato per ore dalla polizia del Cairo. Zaki studia questioni di genere, si occupa di diritti delle donne e di tematiche LGBT. Per questo, e solo per questo, il governo egiziano lo reputa una minaccia”. Poi Saviano scrive ancora: “Per i tanti che stanno scendendo in piazza in questi giorni Zaki è già cittadino italiano. Ma affinché l’Italia possa tutelarlo anche formalmente proponiamo che il Governo gli conferisca la cittadinanza italiana. Perché Zaki DEVE tornare il prima possibile in Italia e a Bologna, a casa sua, tra i suoi amici e colleghi di studi, nel Paese che già l’ha accolto e che non vede l’ora di riabbracciarlo”.