Patrick George Zaki, lo studente egiziano che stava svolgendo un master all'università di Bologna prima di essere arrestato venerdì scorso all'aeroporto de Il Cairo, è costretto a rimanere in carcere: l'ha stabilito ieri il giudice, che ha respinto l'istanza di scarcerazione presentata dai legali e dalla famiglia in un'aula del Tribunale di Mansura gremita di giornalisti e attivisti per i diritti umani che, con la loro presenza, hanno voluto lanciare un messaggio chiaro alle autorità de Il Cairo: il ventisettenne non è solo e non lo sarà neanche in futuro. Il ragazzo è riuscito a scambiare qualche parola con i cronisti prima di entrare in aula descrivendo condizioni di detenzione surreali. Come racconta  il Corriere della Sera, infatti, Patrick Zaki ha detto: "Mi tengono in un posto terribile. Siamo in 35 in una cella con una sola latrina e una finestra piccolissima".

L’udienza che ieri ha valutato l'istanza di scarcerazione di Zaki è durata dieci minuti e al termine il giudice ha confermato la misura dell'arresto nei confronti dell ragazzo. Il 27enne – complice anche la campagna di pressione mediatica messa in atto – era arrivato nel tribunale di Mansura con la speranza che avrebbe potuto almeno essere trasferito agli arresti domiciliari. Ai magistrati ha raccontato la sua versione dei fatti e il trattamento che ha subito dopo il suo arresto: "Mi hanno tenuto bendato per 12 ore. Picchiato in viso. Mi hanno torturato con l’elettricità. Mi hanno fatto spogliare e chiesto della mia ong e di alcuni post su Facebook: ma io non ho fatto nulla".

Patrick George Zaki è accusato di aver tentato di rovesciare il regime egiziano. Il suo legale, Wael Ghaly, ha spiegato che rischia di essere condannato all'ergastolo e che sulla base di quanto previsto dall'ordinamento giudiziario de Il Cairo "la custodia cautelare può durare fino a due anni, rinnovata ogni 15 giorni, e talvolta tale detenzione può protrarsi per più di due anni".