Patrick George Zaki, lo studente egiziano che stava svolgendo un master all'università di Bologna prima di essere arrestato venerdì scorso all'aeroporto de Il Cairo, sarebbe accusato di aver svolto una tesi sull'omosessualità. A renderlo noto Nashat Dahi, noto conduttore di una trasmissione andata in onda alcuni giorni fa su Ten Tv, emittente finanziata dal governo egiziano, secondo cui il 27enne "è andato a fare un master sull'omosessualità, questo è l'oggetto della sua tesi. Il ragazzo è andato a studiare queste cose all'estero, all'università di Bologna. E' attivo all'estero per fare una cosa sola, insultare lo stato egiziano, attaccare lo stato egiziano, incitare contro lo stato egiziano". Zaki stava frequentando un master internazionale in Studi di Genere all'università di Bologna e aveva deciso di trascorrere qualche giorno di vacanza tornando dalla sua famiglia.

"Tagliare la lingua a chi parla male dell'Egitto"

Nel suo intervento Nashat Dahi – con tono di scherno – sostiene che Zaki collaborava con il rappresentante di un'associazione di omosessuali, che è stato fermato dalla polizia perché voleva rovesciare il regime di Al Sisi e che aderiva ai Fratelli Musulmani ed era "finanziato da Qatar". Il giornalista aggiunge che la stampa italiana e le organizzazioni internazionali stanno attaccando il governo egiziano e che va quindi "tagliata la loro lingua", con particolare riferimento ad Amnesty International. L'associazione impegnata per la difesa dei diritti umani è testualmente definita "una schifezza". Per finire Nashat Dahi sostiene che la vicenda di Zaki attiene esclusivamente alla giustizia egiziana e che i giornali italiani starebbero conducendo una campagna diffamatoria contro l'Egitto, mentre il il governo italiano "è un alleato" e l'Italia "il primo partner commerciale".

Zaky torturato per 17 ore con scariche elettriche

Secondo quanto riferisce il giornalista Zaki, quindi, sarebbe stato arrestato sei giorni fa per le sue posizioni sull'omosessualità e per le critiche che avrebbe mosso al regime egiziano.  Il ragazzo, come riferito da Amnesty International, è stato bendato e ammanettato all'aeroporto de Il  Cairo poi torturato per 17 ore consecutive con colpi allo stomaco e alla schiena e scariche elettriche. Il 27enne è stato quindi condotto in una struttura della Nsa non resa nota, a Mansoura. Da quel momento è in stato d'arresto.

Zaky rischia di essere condannato all'ergastolo

Patrick George Zaki è accusato di aver tentato di rovesciare il regime al potere. Il suo avvocato Wael Ghaly ha spiegato che rischia di essere condannato all'ergastolo e che sulla base di quanto previsto dall'ordinamento giudiziario de Il Cairo "la custodia cautelare può durare fino a due anni, rinnovata ogni 15 giorni, e talvolta tale detenzione può protrarsi per più di due anni". Alla domanda su quali siano le prospettive del procedimento a carico dello studente, il legale ha sottolineato di aspettarsi "un cambio di trattamento. In questo processo interverrà la politica a causa di questo interesse senza precedenti dei media. Vedremo nei prossimi giorni". Ed effettivamente dopo la morte di Giulio Regeni la politica italiana si è subito attivata: il ministro degli esteri Luigi Di Maio ha annunciato due giorni fa che l'Italia intende seguire tutti i passaggi del processo a Zaki, mentre ieri il ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D'Incà – replicando al Question Time alla Camera sulla vicenda dello studente egiziano – ha assicurato che il "Governo continuerà a dare priorità al caso, anche con riferimento alle sue condizioni detentive e all'esigenza di assicurare un iter processuale rapido, in vista di un auspicabile, pronto rilascio", aggiungendo infine che la detenzione di Zaki "ha suscitato in tutti noi grande emozione, evocando, con una serie di prime analogie, la dolorosa e tragica vicenda di Giulio Regeni".

Regeni: "Le istituzioni si impegnino per salvare la vita a Patrick George Zaki"

Sulla vicenda sono intervenuti anche il padre e la madre di Giulio Regeni, che hanno lanciato un appello affinché Patrick George Zaki non venga sottoposto allo stesso trattamento riservato dalle forze di sicurezza egiziane al ricercatore friulano. "Auspichiamo che ci sia per Zaki una reale, efficace e costante mobilitazione affinché questo giovane possa essere liberato senza indugi. Chiediamo alle istituzioni italiane ed europee di porre immediatamente in essere tutte quelle azioni concrete che non sono mai state esercitate per salvare la vita di Giulio o per pretendere verità sul suo omicidio. Siamo empaticamente vicini ai familiari e agli amici di Patrick dei quali comprendiamo l’angoscia e il dolore. Noi sappiamo di cosa è capace la paranoica ferocia egiziana: sparizioni forzate, arresti arbitrari, torture, confessioni inverosimili estorte con la violenza, depistaggi, minacce. Patrick, come Giulio, merita onestà e determinazione, non chiacchiere imbarazzanti e oltraggiose".