L'accusa è di quelle pesanti: rovesciamento del regime al potere. Per questo, Patrick George Zaky, lo studente dell'Università di Bologna arrestato in Egitto, rischia di essere condannato all'ergastolo, secondo quanto previsto dall'ordinamento giudiziario de Il Cairo. Lo ha confermato Wael Ghaly, il legale del ragazzo, il quale ha anche aggiunto che "la custodia cautelare può durare fino a due anni, rinnovata ogni 15 giorni, e talvolta tale detenzione può protrarsi per più di due anni". Alla domanda su quali siano le prospettive del procedimento a carico dello studente, l'avvocato ha sottolineato di aspettarsi "un cambio di trattamento. In questo processo interverrà la politica a causa di questo interesse senza precedenti dei media. Vedremo nei prossimi giorni". Secondo Ghaly "il problema di Patrick coincide con gli appelli a manifestare lanciati agli egiziani dall'imprenditore Mohamed Ali", facendo implicito riferimento all'ex appaltatore delle forze armate egiziano che aveva lanciato appelli a manifestare contro il presidente Abdel Fattah al-Sisi nel settembre scorso e poi a gennaio.

Il ministro D'Incà: "Il caso Zaky è nostra priorità"

Sulla situazione di Zaky è intervenuto anche il rettore dell'Università di Bologna, Francesco Ubertini, che al termine della riunione del Senato accademico straordinario e allargato ai rappresentanti degli studenti convocato per fare il punto sull'arresto dello studente che proprio a Bologna frequenta il master Erasmus mundi ‘Gemma‘, ha detto: "Il nostro obiettivo è far sì che l'attenzione sul caso sia a livello italiano e sia a livello europeo, soprattutto, venga mantenuto alto per riavere Patrick il prima possibile. E' un nostro studente, fa parte della nostra comunità. Ma è anche uno studente europeo e quindi il nostro appello è rivolto al Governo italiano e alla Commissione europea affinché si faccia tutto il possibile per riavere Patrick a frequentare le lezioni che riprenderanno a breve". Il ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D'Incà replicando al Question Time alla Camera sulla vicenda di Patrick Zaky ha assicurato che il "Governo continuerà a dare priorità al caso, anche con riferimento alle sue condizioni detentive e all'esigenza di assicurare un iter processuale rapido, in vista di un auspicabile, pronto rilascio", aggiungendo infine che la detenzione di Zaky "ha suscitato in tutti noi grande emozione, evocando, con una serie di prime analogie, la dolorosa e tragica vicenda di Giulio Regeni".

L'appello della famiglia Regeni: "Patrick come Giulio merita onestà"

Proprio i genitori di Giulio Regeni, rapito, torturato e ucciso in Egitto nel 2016, tramite il loro avvocato Alessandra Ballerini, hanno lanciato un appello affinché Patrick non abbia lo stesso trattamento che è stato riservato al figlio. "Auspichiamo che ci sia per Zaky una reale, efficace e costante mobilitazione affinché questo giovane possa essere liberato senza indugi. Chiediamo alle istituzioni italiane ed europee di porre immediatamente in essere tutte quelle azioni concrete che non sono mai state esercitate per salvare la vita di Giulio o per pretendere verità sul suo omicidio. Siamo empaticamente vicini ai familiari e agli amici di Patrick dei quali comprendiamo l’angoscia e il dolore. Noi sappiamo di cosa è capace la paranoica ferocia egiziana: sparizioni forzate, arresti arbitrari, torture, confessioni inverosimili estorte con la violenza, depistaggi, minacce. Patrick, come Giulio, merita onestà e determinazione, non chiacchiere imbarazzanti e oltraggiose".