Ai Giochi invernali di Milano-Cortina militari ammassati in alloggi precari, senza docce e servizi igienici

Per i Giochi Olimpici invernali di Milano-Cortina 2026 si stima un costo complessivo che si aggira tra 5,7 e 5,9 miliardi di euro, pari a circa lo 0,3% del PIL italiano del 2025. Circa il 63% della spesa è pubblica, finanziata in gran parte dal governo centrale e destinata soprattutto a investimenti infrastrutturali (Fonte: Euronews, analisi S&P Global Ratings). Eppure il governo non ha trovato i soldi per mettere i propri militari impegnati con le Olimpiadi nelle condizioni di poter lavorare in modo dignitoso.
Alloggi fatiscenti e mal riscaldati, turni da 14-15 ore continuative (invece delle 12 massime giornaliere previste), servizi igienici inesistenti, docce sudicie, piene di muffa e distanti dalle camerate, raggiungibili dopo aver percorso tratti all'aperto, al gelo. È questo il contesto in cui si trovano a prestare servizio gli uomini inviati a presidiare i Giochi. La vicenda è stata sollevata dall'Associazione Sindacale Libera Rappresentanza dei Militari, che ha denunciato le condizioni disagevoli in cui è costretto ad alloggiare il personale dell'Esercito impiegato nel dispositivo di sicurezza dell'evento sportivo, definite dal sindacato "inaccettabili".
Militari alloggiati in strutture fatiscenti: cosa succede alle Olimpiadi invernali
La palazzina che ospita i militari è a Tai di Cadore. Si tratta di una struttura precedentemente dismessa e poi riaperta appositamente per l'evento, come denuncia il sindacato in una pec, visionata da Fanpage.it e datata 28 gennaio 2026, indirizzata al Capo di Stato Maggiore della Difesa, al Capo di Stato Maggiore dell'Esercito e all'Ufficio di Gabinetto del ministro della Difesa Guido Crosetto. Dai vertici della Difesa fino ad ora non è arrivato alcun segnale. Nessuno sembra voler offrire ai militari un trattamento migliore, con una collocazione decente.
I militari da una quindicina di giorni sono stati sistemati in stanze da sei posti, con un'unica presa elettrica per tutti, "senza armadietti e senza adeguato riscaldamento nonostante le temperature rigide", si legge nel testo della mail, in cui si chiede un intervento immediato del dicastero guidato da Crosetto.
Le criticità della base, elencate nella pec, sono diverse. Per poter usufruire delle docce ad esempio, bisogna uscire dalla palazzina in cui si dorme. Ed è facile immaginare come questo possa rappresentare un problema, con le basse temperature montane, sotto lo zero.

"Dopo che abbiamo inviato la pec di denuncia, ieri è stato stabilito che quantomeno il personale in servizio permanente (SPE) è autorizzato a fare la doccia all'interno della palazzina vetusta in cui ci sono i posti letto. Mentre i volontari in ferma iniziale (VFI), ragazzi e ragazze, continueranno a spostarsi all'esterno per lavarsi", ci racconta al telefono il segretario generale della Libera Rappresentanza dei Militari, Marco Votano.
"Attualmente il servizio operativo – si legge ancora nella pec – si svolge per turni di 8 ore continuative all'aperto, sotto la neve, senza alcuna forma di riparo". In questo caso ci si riferisce alle postazioni fisse di stazionamento, a presidio nelle aree dove si tengono le gare, per le quali non sono stati allestiti dei bagni chimici nelle vicinanze. Il servizio igienico più vicino si trova a un chilometro e mezzo di distanza, ed è all'interno di un locale pubblico, un bar: per raggiungerlo si è costretti a percorrere un tratto in salita.
Questa evidente disorganizzazione viola le regole di ingaggio e gli standard minimi garantiti emanati dalla Direzione Generale del personale militare, che dovrebbero essere rispettati per il personale in servizio nell'Esercito italiano tutte le volte in cui viene spostato per una missione: secondo queste regole consolidate, al pari di quanto avviene per i carabinieri e per la guardia di finanza, gli alloggi devono essere consoni, il che significa camere singole o doppie con bagno in camera, con servizio di pulizia incluso.
Gli uomini di stanza a Tai di Cadore si sono lamentati più volte con i loro superiori. Ma come risulta a Fanpage.it, durante un'adunata ieri un responsabile dell'area ha intimato ai militari di non provare a coinvolgere i sindacati e di non segnalare le problematiche: in caso contrario verrebbero spostati in una caserma in un luogo ancora più remoto, lontano dai centri abitati. Non ci sarebbe insomma nessuna alternativa all'orizzonte: i militari in servizio dovranno sopportare queste condizioni fino alla fine dei Giochi, ovvero fino a metà marzo, data in cui si chiuderanno i Giochi Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026, in programma dal 6 al 15 marzo 2026.
Una situazione di disagio e sciatteria generalizzata, "condizioni incompatibili con la dignità del personale militare, col decoro e con le norme che tutelano la sicurezza e la salubrità dei locali", scrivono i rappresentanti sindacali al ministero guidato da Crosetto. È evidente la contraddizione: da una parte vagonate di soldi pubblici spesi per dare visibilità a un evento internazionale, su cui il governo sembra aver puntato molto, come dimostrano anche i durissimi attacchi lanciati dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni ai manifestanti protagonisti negli scontri ai cortei; dall'altra risorse ridotte all'osso per il personale militare, costretto a svolgere le proprie mansioni in situazioni al di sotto della soglia della decenza, in un contesto di degrado. Quello stesso personale militare che il governo e i suoi componenti non mancano mai di ringraziare pubblicamente e di ricoprire di lodi.
"Ad aggravare la situazione di forte malessere", scrive ancora nella pec la Libera Rappresentanza dei Militari, "sembrerebbe concorrere il fatto che i militari dell'esercito italiano non siano stati oggetto delle stesse attenzioni, in termini di stanziamenti economici, riservato al personale della Polizia di Stato", a cui sarebbero stati assegnati alloggi migliori. "Per le forze armate dell'Esercito sono stati stanziati 13 milioni di euro, molti di meno di quelli stanziati per polizia, carabinieri e guardia di finanza. Loro alloggiano in camere singole o doppie, in hotel, foresteria o in appartamenti. I nostri invece si devono accontentare degli alloggi prima descritti – spiega a Fanpage.it il segretario generale – Le risorse non sono state ripartite in modo adeguato secondo il fabbisogno per tutte le forze armate".
"Aggiungo che il prefetto che mesi fa è andato a fare il sopralluogo per individuare le basi, non ha coinvolto il sindacato dell'Esercito, mentre ha chiamato i rappresentanti di polizia, carabinieri e guardia di finanza. Noi non siamo stati coinvolti in questo processo, pur avendo competenze sul settore alloggi, come gli altri corpi", racconta il sindacalista. "Siamo contenti ovviamente che i nostri colleghi di polizia, carabinieri e guardia di finanza stiano bene. Faccio solo un esempio: il Comando Generale dei carabinieri agli uomini di stanza a Cortina ha fornito occhiali da sole Ray-Ban e creme solari. C'è un abisso di trattamento tra noi e loro, non è più tollerabile. Anche noi siamo militari come i carabinieri, eppure ci fanno dormire stipati come gli animali, con i letti a castelli e pulizie carenti".
Per questo la richiesta è venga assicurato ai militari il rispetto dei minimi standard di vivibilità, per tutelare la sicurezza e la tutela della salute dei lavoratori.

La legge violata ai Giochi di Milano-Cortina 2026: "Servitori dello Stato di serie B"
Sotto il profilo giuridico ci sono gravi violazioni, come spiega a Fanpage.it l'avvocato Francesco Leone dello Studio legale Leone-Fell, che assiste il sindacato Libera Rappresentanza dei Militari e sta seguendo il caso. Mentre spende 118,4 milioni per una pista da bob, l'esecutivo non tutela i propri militari in servizio in Italia. "Siamo davanti a un evidente doppiopesismo: il governo dice di essere vicino ai ‘servitori della Patria' e poi non muove un dito per assicurare condizioni decorose ai ragazzi dell'Esercito. E non stiamo parlando di una missione in un teatro di guerra, stiamo parlando di compiti di vigilanza ai Giochi olimpici", sottolinea il legale, contattato da Fanpage.it.
Si tratta di personale che in teoria dovrebbe godere degli stessi diritti di qualsiasi altro lavoratore. Siamo in presenza di un'evidente violazione del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, noto come Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro, normativa italiana fondamentale che disciplina la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro. "Non si può pensare di impiegare delle persone in assenza dei requisiti minimi di salubrità nei luoghi di lavoro. In questo caso vengono lesi i diritti costituzionali che si applicano a tutti i lavoratori, anche ai militari. Stiamo parlando dell'articolo 32 della Costituzione, che tutela la salute come diritto fondamentale dell'individuo, dell'articolo 36, che fa riferimento alle condizioni dignitose del lavoro, fino all'articolo 97, che sancisce i principi di buon andamento della Pubblica amministrazione", dice Francesco Leone.
"Inoltre questa situazione è anche in contrasto con il Codice dell'ordinamento militare e con il decreto legislativo 9 aprile 2008. Questa non è una missione in una zona di conflitto, in cui ci sono condizioni estreme: il personale di stanza a Cortina ha gli stessi diritti di qualsiasi altro impiegato pubblico. Queste persone non possono essere trattate come servitori dello Stato di serie B".