"L'aborto? Lasciamo che siano le donne a scegliere della loro vita e del loro futuro". Il leader della Lega Matteo Salvini, intervenuto ieri a Venaria per sostenere il candidato sindaco del Carroccio, ha commentato così la proposta dell'assessore della giunta Cirio, Maurizio Marrone, esponente di Fratelli d'Italia, che in Piemonte vorrebbe lo stop alla Ru486 nei consultori, imponendo quindi il ricovero alle donne che intendono ricorrere all'aborto farmacologico, ribaltando così le nuove disposizioni del ministero della Salute in tema di interruzione di gravidanza.

La Regioen Piemonte comunque non ha ancora deciso. L'assessore regionale agli Affari legali sta verificando con l'Avvocatura regionale eventuali profili di illegittimità del provvedimento del ministero della Salute rispetto alla Legge 194, "in quanto sarebbero emerse delle criticità". In una nota dell'assessorato alla Sanità della Regione si specifica che "L'argomento non è ancora approdato al tavolo della Giunta regionale, né è stato oggetto di valutazioni etiche da parte dell'assessore regionale alla Sanità del Piemonte, che attende di conoscere il quadro completo degli approfondimenti legali in corso". Ma il governo sarebbe pronto a impugnare la delibera, come hanno spiegati fonti di governo, dopo che il ministro Boccia ha parlato con il governatore Alberto Cirio.

Secondo le nuove linee guida varate il 13 agosto dal ministero, accogliendo il parere del Consiglio Superiore di Sanità del 4 agosto, la pillola può essere assunta anche in regime di day hospital. Quando la Ru486 fu approvata anche in Italia dall'Aifa, nel 2009, l'orientamento infatti era quello di vincolare il suo utilizzo al ricovero ordinario di almeno 3 giorni, indicazione accolta da buona parte delle Regioni. Alcune, tra cui l'Umbria, avevano invece scelto in autonomia di consentire anche il day hospital. Pochi mesi fa la decisione dell'attuale presidente della Regione Umbria, Donatella Tesei, di cancellare l'ordinanza per tornare al ricovero obbligatorio, aveva suscitato molte polemiche. Per questo il ministro Speranza ha deciso di aggiornare le linee guida per uniformare l'utilizzo del farmaco sul territorio nazionale, "presso strutture ambulatoriali pubbliche adeguatamente attrezzate, funzionalmente collegate all'ospedale ed autorizzate dalla Regione, nonché consultori, oppure day hospital". Questo anche tenuto conto, si legge nelle linee guida, "del ricorso nella gran parte degli altri Paesi Europei al metodo farmacologico di interruzione della gravidanza in regime di day hospital e ambulatoriale".

Il parere dei ginecologi

Secondo l'Associazione Ostetrici Ginecologi Ospedalieri la pillola abortiva Ru486 "rappresenta un vantaggio per la salute delle donne perché riduce il ricorso all'intervento chirurgico e i rischi ad esso correlati", ha spiegato Elsa Viora, la presidente di Aogoi. "La circolare (del ministero ndr) – spiega la dottoressa – prevede due aspetti innovativi: il primo è quello di prolungare il tempo durante il quale è permesso l'utilizzo, passato da 7 a 9 settimane. Il secondo è quello di poter somministrare la Ru486 in regime extra ospedaliero. Sarà la Regione a predisporre l'utilizzo in consultorio o in strutture sanitarie collegate agli ospedali e con operatori formati". Quali sono i rischi? "Il principale, che si verifica nel 5% dei casi, è che il farmaco non faccia il suo lavoro e bisogna ricorrere comunque all'intervento. Più rara l'emorragia. Quanto alla revisione chirurgica, c'è il pericolo di perforazione dell'utero o di danni alla cervice uterina. Sono rari ma ci sono".

E se la Ru486 non fa il suo effetto e la donna ci ripensa? "Se la donna ha preso solo il primo farmaco non dovrebbero esserci pericoli per il feto, se invece sono state assunte entrambe le dosi i danni sono assai probabili". A chi sostiene che la pillola abortiva banalizzi l'aborto, Viora obietta che questa procedura è addirittura più faticosa per una donna. Durante l'intervento la paziente viene addormentata e quando poco dopo si sveglia, la parte difficile dal punto di vista medico è finita. Con la Ru486 "l'espulsione dura circa 3 giorni. La donna prende due farmaci a distanza di 36 ore, ha dolori, perdite abbondanti di sangue, deve avere un aiuto in casa, soprattutto se ha già altri figli. Non è affatto vero che è più facile ricorrere alla pillola abortiva". Poi la dottoressa ricorda: "Siamo sempre nell'ambito della legge sull'aborto e quindi come prima cosa il dottore deve valutare con la donna i motivi che la inducono a interrompere la gravidanza e se è davvero motivata. Poi la informa su cosa le accadrà e come dovrà comportarsi". Quanto alla decisione del Piemonte, l'Aogoi "come società scientifica si è già espressa. Non vogliamo che la questione diventi un terreno di scontro e dibattito politico. Siamo assolutamente favorevoli alla circolare del ministero che, ricordiamo, si basa su evidenze mediche e scientifiche".