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17 Agosto 2022
15:41

“La tv con le partite del Napoli per i detenuti? Non è un lusso e vi spiego perché”

Trasmettere in carcere le partite del Napoli? Un tempo si faceva, perché non si può rifare? Parla il garante dei detenuti Samuele Ciambriello.
Intervista a Samuele Ciambriello
Garante detenuti in Campania
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Samuele Ciambriello, garante regionale dei detenuti in Campania (la definizione completa è "Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale") nel giorno di Ferragosto, quando di solito si ricordano le persone che stanno peggio – ovvero i senza fissa dimora e i detenuti – ha raccontato ai tanti smemorati la reale, attuale, drammatica condizione delle carceri campane.

Fra le varie cose che ha chiesto, c’è quella di «consentire la possibilità di vedere in chiaro le partite del Calcio Napoli». La proposta ha avuto come primo impatto i social network dove ovviamente è stata bocciata fra ironie e legge del taglione.

Ma sono arrivate anche bocciature più articolate e di tipo politico, come quella del consigliere regionale Francesco Borrelli che è uno dei politici più noti e seguiti della Campania: «Una cosa è il sovraffollamento, altro è la partita del Napoli in carcere. Non è un albergo di lusso, c'è gente onesta che non può permetterselo, perché dovrebbero averla gratis i detenuti?». Fanpage.it ha chiesto a Ciambriello di spiegare la ratio della sua richiesta.

Ciambriello, ci spiega? Perché i detenuti dovrebbero godere della partita tipo pub?

Anzitutto voglio dire che non è una proposta nuova. Si faceva già. Con l'allora cardinale di Napoli Crescenzio Sepe si coprivano i costi della partita trasmessa da Sky Sport e la si trasmetteva con una piattaforma centralizzata negli istituti.

E non si fa più?

No, non si è riusciti con Dazn a risolvere delle questioni tecniche. Fino a qualche mese fa non si vedevano nemmeno i programmi tv normali.

Samuele Ciambriello
Samuele Ciambriello

Resta la domanda: perché farlo?

I detenuti restano in restano in cella 20 ore al giorno e ne fanno 4 di aria.  In cella la tv, un frigo un ventilatore è necessaria. Parliamo di ambienti superaffollati, 6, 8, 12 persone in una stanza. Le sappiamo tutti le condizioni in cella. Quest'anno 52 uomini e donne si sono tolti la vita in carcere in Italia.

Quindi la tv a che serve?

Serve a socializzare, serve a parlare. Serve a portare un minimo di dialogo in una situazione drammatica. Ha  valore psicologico di sostegno.

E a chi dice che si tratta di un lusso per persone che tutto sommato non sono lì per aver fatto cose edificanti, cosa risponde?

Che è illegale il sovraffollamento nelle carceri. Lo dico ai tanti portavoce della legalità: parlare della tv in carcere in questi termini è populismo, è demagogia. È mettere gli uni contro gli altri. Mentre i diritti generano diritti, dentro e fuori. Non è grande hotel il carcere. Se ti dico che uno ci sta 20 ore e che si fa ora d'aria dalle ore 9 alle 11 e dalle 13 alle 15 a 40 gradi all'ombra, quella non è illegalità?

Lei ha chiesto di ripristinare anche il campetto di calcio nel carcere di Poggioreale…

Si. E allora? Farli giocare a calcio pure è un privilegio? È tipo il golf?  In questo periodo elettorale, dico ai consiglieri regionali: andate in carcere e ascoltate come stanno le cose.

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