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Campi Flegrei

Terremoto a Napoli, abbiamo analizzato le parole d’odio in Rete sui Campi Flegrei

L’analisi dei commenti sui social dopo i terremoti ai Campi Flegrei: ondata d’odio in Rete.
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Il coro da stadio «Vesuvio erutta, tutta Napoli distrutta» cantato dagli stessi tifosi napoletani, nasceva per esorcizzare e ironizzare sull'insulto-tipo da stadio negli anni Ottanta: «terremotato» ( o «terrone) ,in luogo del «coleroso» tipico degli anni Settanta. Terremoto richiama ovviamente il sisma d'Irpinia del 1980. Oggi che Napoli è destinazione vacanziera di gran parte d'Italia non pareva vero a qualcuno di poter usare le calamità naturali per insultare. E il bradisismo ai Campi Flegrei è servito anche a questo.

Il social listening avviato da Pierluigi Vitale, Docente di Comunicazione Digitale all’Università del Molise
con Serena Pelosi, Linguista computazionale e formatrice è molto chiaro: in seguito alle scosse di terremoto registratesi la sera di lunedì 20 maggio 2024, tutte le testate nazionali e locali hanno pubblicato numerosi articoli e aggiornamenti di ciò che avveniva nell’area dei Campi Flegrei.
I due studiosi hanno analizzato di alcune pagine social e di influencer italiani. E hanno evidenziato questo sentimento anti napoletano.

L'analisi dei commenti social sui terremoti ai Campi Flegrei

Ecco la disamina dei due studiosi per Fanpage.it, nata analizzando un campione di circa 6mila commenti pubblicati tra Facebook e Instagram indirizzati alle principali testate giornalistiche nazionali:

La prima precisazione necessaria è che l’analisi è stata realizzata in data 22 maggio e dunque in seguito a filtri e moderazioni delle conversazioni già avvenute ad opera di alcune testate.
Abbiamo analizzato le parole e le espressioni più utilizzate nella totalità dei commenti raccolti, per poi censire le parole esplicitamente negative (sulle immagini, sulle città e le persone oggetto del bradisismo) che si ripetono con maggior frequenza. Questa procedura ha consentito di rilevare che almeno il 35% degli autori ha almeno una volta espresso opinioni negative e/o offensive su chi, in quei giorni, stava vivendo un’esperienza a dir poco traumatica, raccontata tra parole, video e immagini dalle testate di tutta Italia.
Entrando, dunque, nel merito di parole ed espressioni più usate da questo tipo di commentatori, si può risalire a quali fossero le argomentazioni degli stessi:
La prima parola in ordine di frequenza (128 volte) è “ignoranza” (che fa il paio con “ignoranti” 90 volte) a cui seguono altre come “animali”, “sceneggiate” (o scenate), “vergogna” e “schifo”, tutte ben al di sopra delle 100 ripetizioni.
Non mancano “bestie” e “scimmie”, che spesso si combinano a generalizzazioni sui “napoletani”; così come “degrado” e “esagerati”, ma anche una folta rappresentanza delle varie coniugazioni del verbo “costruire”. Quest’ultimo si lega a una precisa argomentazione, che è leggibile dai due esempi che seguono:

  • Esempio 1: «Guarda che quelle zone sono abusive ci hanno costruito generazioni di persone prima di loro anni ed anni fa, e mo so cazzi se il Vesuvio erutta».
  • Esempio 2: «Siete frustati di brutto  C'è mica sto dicendo chi sa cosa Sto dicendo il perché questi adesso si lamentano se hanno costruito case in un posto del genere. Siamo nervosi vedo».

Questi commenti aprono a un ulteriore approfondimento degno di nota. Se l’analisi del lessico è pratica complessa, in virtù della estrema varietà del linguaggio (e degli slang e dei dialetti), un po’ meno equivocabili sono i risultati che riguardano le emoji.

L'emoji che piange dal ridere ricorre 492 volte, più del doppio di quante volte non appaia l’emoji in lacrime (198 volte). Allo stesso modo, le mani che applaudono (184 volte) sono più delle mani che pregano (145).

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