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Terra dei Fuochi, lo studio rivela acque contaminate da agenti cancerogeni. La Regione chiede verifiche urgenti alle Asl

Uno studio dell’Università Federico II di Napoli ha acceso i riflettori sull’esistenza di agenti cancerogeni nelle acque profonde in Campania, soprattutto nella Terra dei Fuochi. La Regione ha così chiesto alle Asl delle verifiche integrate urgenti.
A cura di Valerio Papadia
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Immagine di repertorio
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In Campania, e soprattutto nella tristemente nota Terra dei Fuochi, le acque sotterranee sono contaminate da agenti cancerogeni. È quanto ha rivelato uno studio recente dell'Università Federico II di Napoli, che ha sottolineato il superamento dei limiti di legge per sostanze pericolose come tricloroetilene (Tce) e tetracloroetilene (Pce): il primo è classificato come cancerogeno e associato a tumori del rene, del fegato e al linfoma non-Hodgkin, mentre il secondo è ritenuto invece come probabile cancerogeno.

La stessa Federico II, lo scorso 20 febbraio, ha chiesto alla Direzione generale della Sanità della Regione Campania di intraprendere azioni immediate di sanità pubblica; lo stesso giorno, pertanto, la Regione Campania ha scritto alle Asl di competenza, chiedendo "verifiche integrate sanitarie, ambientali, veterinarie e di filiera, ai fini della valutazione del rischio ambiente-salute in seguito a superamenti delle concentrazioni soglia di contaminazione".

"La localizzazione dei superamenti in un’area agricola e fortemente antropizzata impone verifiche specifiche sugli usi irrigui, sull’esposizione indiretta e sulle possibili interferenze con la filiera agroalimentare” ha spiegato la Regione Campania alle Asl. “La contaminazione – viene spiegato ancora – può determinare esposizioni dirette per usi domestici non controllati, esposizioni indirette attraverso la catena alimentare, nonché possibili effetti sugli ecosistemi, anche con fenomeni di bioaccumulo".

Lo studio della Federico II ha rivelato il superamento dei limiti di legge di tali sostanze cancerogene nelle provincia di Caserta, Napoli, Avellino e Salerno. Nel Casertano, i picchi si sono raggiunti a Villa Literno, dove il superamento è stato riscontrato in più occasioni tra il 2023 e il 2025; ulteriori superamenti sono stati registrati ad Aversa, Casal di Principe, Casapesenna, Castel Volturno e Succivo. Nel Napoletano, invece, le concentrazioni di Tce e Pce sono state maggiori ad Acerra, Giugliano, Boscoreale e Striano; per quanto riguarda la provincia di Avellino, invece, il superamento dei livelli è stato osservato a Montoro, mentre nel Salernitano a Scafati, Angri e Sarno.

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