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Suicidio medicalmente assistito in Campania, la Conferenza Episcopale chiede dialogo prima della legge regionale

I vescovi campani rispondono alle proposte di legge di Pd e M5S: potenziare le cure palliative, non accelerare sul suicidio assistito.
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La Conferenza Episcopale dei Vescovi della Campania non chiede di bloccare la legge regionale sul suicidio medicalmente assistito. Chiede che prima si parli, in Consiglio regionale, con medici, malati e famiglie. È il senso del comunicato firmato dai vescovi campani, mentre le due proposte di Pd e M5S sono già all'esame della V Commissione Sanità e Sicurezza Sociale.

Nella nota firmata «i Vescovi della Conferenza Episcopale Campana» si interviene sulla proposta di legge regionale «Disposizioni organizzative per l'assistenza regionale in attuazione delle sentenze in materia di suicidio medicalmente assistito», attualmente all'esame della Commissione Sanità presieduta da Loredana Raia (Pd).

Al vaglio vi sono due testi quasi gemelli. Il 22 maggio il M5S ha protocollato la proposta numero 30, primo firmatario Luca Trapanese, seguito da Raffaele Aveta, Salvatore Flocco, Gennaro Saiello, Elena Vignati e Nino Simeone, capogruppo di Fico Presidente. Una settimana dopo, il 29 maggio, è arrivata quella del Pd, primo firmatario Marco Villano, con la firma anche del presidente del Consiglio regionale Massimiliano Manfredi. Entrambe puntano a colmare un vuoto organizzativo del Servizio Sanitario Regionale, senza toccare i requisiti fissati dalla giurisprudenza costituzionale: commissione multidisciplinare in ogni Asl, parere obbligatorio del Comitato Etico, procedura gratuita. La stima, secondo i due gruppi consiliari, sarebbe di circa cinque richieste l'anno in Campania, con due procedure effettivamente portate a termine.

I vescovi non entrano nel merito tecnico dei due testi. Richiamano invece la sentenza 242/2019 della Corte costituzionale, quella che ha aperto la strada al suicidio assistito in Italia per il paziente «affetta da patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che trova assolutamente intollerabili, tenuta in vita a mezzo di trattamenti di sostegno vitale». Su quella base la Conferenza Episcopale ribadisce «il valore e la dignità intangibile di ogni vita umana», da accompagnare «senza ostinazione irragionevole» ma anche, sostiene, senza scorciatoie.

Il cuore del comunicato è la distinzione tra due concetti che i vescovi tengono separati: «lasciar morire», nel rispetto del decorso naturale, e «far morire», attraverso un intervento intenzionale. Una differenza, si legge nel testo, «sostanziale sul piano antropologico, etico e sociale». Da qui la richiesta della Chiesa Cattolica: potenziare la rete di cure palliative sul territorio regionale, l'assistenza domiciliare integrata, il sostegno alle famiglie, la formazione di personale sanitario dedicato al fine vita. Per i vescovi è quella «la strada da percorrere con determinazione», non l'accelerazione sulla legge.

C'è anche un passaggio sull'accanimento clinico: la Conferenza Episcopale Campana si dice contraria a qualsiasi trattamento i cui benefici siano inferiori ai rischi, ma avverte che questo non va confuso con la scelta di provocare attivamente la morte.

Il documento si chiude con un appello diretto al Consiglio regionale: favorire «un dialogo ampio e approfondito» con mondo sanitario, associazioni dei malati, volontariato e comunità religiose prima di legiferare su una materia che tocca, scrivono i vescovi, «il senso più profondo della vita e della morte». Un'eco dell'Appello per la dignità della persona e il bene della Campania, presentato dalla stessa Conferenza Episcopale Campana, guidata dal presidente monsignor Antonio Di Donna, vescovo di Acerra, il 6 giugno scorso a Pompei, che parlava di «una parola che desidera aprire cammini, non chiuderli; favorire il confronto, non alimentare contrapposizioni».

Le due proposte restano assegnate sia alla Seconda che alla Quinta Commissione, con l'ipotesi politica di arrivare a un testo unificato tra Pd e M5S, alleati nella maggioranza che sostiene la giunta di Roberto Fico. Se il percorso arriverà in aula, la Campania diventerebbe la quarta regione italiana, dopo Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna, che ha approvato la sua legge proprio in questi giorni di luglio, a dotarsi di norme sul suicidio medicalmente assistito. Restano da capire i tempi del confronto invocato dai vescovi, e se la Regione deciderà di aprirlo prima del voto in commissione.

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