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Presidenza Fico in Regione Campania

Pd e M5S hanno presentato in Consiglio regionale Campania due proposte di legge quasi identiche sul suicidio assistito

L’ipotesi è arrivare a un testo unificato: la legge regionale non legalizzerebbe nulla di nuovo, ma darebbe attuazione alle sentenze della Corte Costituzionale.
Marco Villano (Pd) e Luca Trapanese (M5S)
Marco Villano (Pd) e Luca Trapanese (M5S)
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Due proposte di legge per la stessa maggioranza: in Consiglio regionale della Campania la fine del mese di maggio ha suggerito sia al Movimento Cinque Stelle che al Partito Democratico di presentare a pochi giorni di distanza proposte di legiferazione regionale sull'organizzazione delle procedure per il suicidio medicalmente assistito.
Il 22 maggio è stato il M5S a protocollare la sua proposta, (numero 30) a firma dei consiglieri Luca Trapanese, il promotore, seguito da Raffaele Aveta, Salvatore Flocco, Gennaro Saiello, Elena Vignati più Nino Simeone, capogruppo di lista Fico Presidente. La proposta del Pd è depositata una settimana dopo, il 29, primo firmatario il casertano Marco Villano, seguito dal presidente del Consiglio regionale Massimiliano Manfredi, e poi tutto il gruppo: Maurizio Petracca, Francesca Amirante, Bruna Fiola, Salvatore Madonna, Giorgio Zinno.

Attenzione: la Regione non sta legalizzando la pratica o modificando i requisiti penali e civili, sul suicidio assistito: quelli sono competenza esclusiva dello Stato, ma tenta di colmare  un vuoto organizzativo del Servizio Sanitario Regionale (SSR) per dare attuazione a quanto già stabilito dalle sentenze della Corte Costituzionale, in primis la sentenza "Cappato-Antoniani" n. 242/2019 e le successive (135/2024 e 204/2025).  Obiettivo? Garantire iter chiari, tempi certi, compatibili con le condizioni cliniche dei malati, per le verifiche sanitarie, evitando gli ostruzionismi, le lunghe battaglie legali e i ricorsi in tribunale contro le Aziende sanitarie locali visti negli scorsi anni.

Pd e M5s fanno parte della stessa maggioranza che regge la giunta guidata da Roberto Fico, su un tema così delicato, hanno depositato nel giro d'una settimana due proposte quasi identiche, assegnate entrambe alla Seconda e alla Quinta Commissione. L'ipotesi (o forse un auspicio politico), a quanto si apprende, è quella di arrivare ad un esame congiunto e alla stesura di un testo unificato.

Suicidio medicalmente assistito, il confronto tra i testi Pd e M5S

Ci sono infatti molti punti in comune nelle due proposte di legge: entrambe  impongono alle Asl di istituire una "Commissione multidisciplinare permanente", composta da medico palliativista, psichiatra, anestesista, psicologo, medico legale e infermiere, il cui ruolo è accertare i requisiti del paziente e definire, in accordo con quest'ultimo o con il suo medico di fiducia, le modalità pratiche di attuazione per evitare sofferenze e garantire la dignità della persona. Altro elemento in comune, quello del Comitato Etico: prima dell'approvazione finale, è obbligatorio acquisire il parere (sugli aspetti etici) del Comitato etico territorialmente competente. Tutta la procedura medica sarà gratuita per chi ne fa richiesta, dicono sia Pd che M5S. L'ipotesi è che possano arrivare almeno  5 richieste l'anno in Campania, con circa 2 procedure effettivamente realizzate.

Pur avendo la stessa impalcatura, il testo del Partito Democratico inserisce alcuni "paletti" più garantisti rispetto a quello del Movimento Cinque Stelle. Esempio: la libertà di coscienza per i medici, dove la proposta Dem sottolinea più volte la tutela del personale sanitario, con un elenco regionale ufficiale di professionisti disponibili su base volontaria e specifica a chiare lettere che il rifiuto di partecipare alla pratica non può comportare alcuna sanzione disciplinare o pregiudizio professionale.

Il nodo delle cure palliative: entrambe le leggi prevedono che il paziente venga informato preventivamente sull'esistenza delle cure palliative e della sedazione profonda, tuttavia, la proposta Pd  specifica che questa informazione è solo un «prerequisito conoscitivo» e che la mancata adesione del paziente alle cure palliative non gli preclude in alcun modo l'accesso al suicidio assistito.

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