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Presidenza Fico in Regione Campania

Acqua pubblica in Campania: la Regione di Fico cerca esperti dopo lo stop alla gara da 5 miliardi

Il decreto porta la data del 9 luglio: dopo il ritiro del bando per un socio privato nella gestione idrica, Palazzo Santa Lucia avvia la fase due.
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Capo cronaca Napoli
Roberto Fico, presidente della Regione Campania
Roberto Fico, presidente della Regione Campania
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La Regione Campania fa un altro passo nella delicatissima partita sulla gestione del servizio di grande adduzione idrica, quella che spesso viene definita «acqua pubblica» (o «ai privati», dipende dalla situazione). Con un decreto firmato il 9 luglio, Palazzo Santa Lucia ha nominato un responsabile che dovrà occuparsi di trovare degli esperti esterni. Il loro compito: aiutare la Regione a decidere come gestire, da qui in avanti, gli impianti che portano l'acqua in gran parte della Campania.

Negli anni scorsi, durante le legislature di Vincenzo De Luca, la Regione aveva deciso di far entrare un socio privato nella gestione dell'acqua. Era stata creata una società, Grandi Reti Idriche Campane (GRIC), che doveva occuparsi delle infrastrutture più importanti: l'Acquedotto Campano Occidentale e il nuovo bacino di Campolattaro (un'opera finanziata con i fondi del PNRR). Il piano era questo: un'azienda privata sarebbe entrata nella società con il 49% delle quote (la maggioranza, il 51%, restava pubblica), ma in cambio avrebbe gestito per 30 anni una parte fondamentale del sistema idrico. A ottobre 2025 la gara viene bandita. Il valore in gioco: quasi 5 miliardi di euro. Le cose però si fermano subito. Un'altra azienda, Acqua Campania, fa ricorso al TAR contro il bando. I giudici sospendono tutto, in attesa di decidere nel merito.

Prima ancora che i giudici si pronuncino, però, arriva la svolta politica. Il 6 marzo 2026 la nuova giunta guidata da Roberto Fico è di orientamento nettamente diverso: è per l'acqua totalmente pubblica. Decide quindi di ritirare completamente la gara. Fico lo motiva così: «Sono convinto che la gestione di una risorsa preziosa come l'acqua debba essere in mani pubbliche».  De Luca non la prende bene. Dai social replica che non bisogna seguire «una visione ideologica» e che, secondo lui, servono comunque investitori privati per finanziare la manutenzione delle reti. Chiede che la Regione porti la questione davanti al Consiglio di Stato.

Con il ritiro della gara, invece, il ricorso al TAR perde di senso e viene chiuso: i giudici lo dichiarano superato dagli eventi. E ora cosa succede? Con il decreto del 9 luglio, la Regione muove il primo passo concreto dopo lo stop: cerca una «consulenza specialistica ad elevato contenuto professionale» che aiuti a costruire un nuovo piano industriale per gestire l'acqua, questa volta puntando ovviamente sul modello a controllo pubblico.

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