Le forze di sinistra si sono presentate alle elezioni regionali della Campania divise: tre liste, Potere al Popolo con Giuliano Granato candidato presidente ha raccolto l'1,2%, la lista Terra con Luca Saltalamacchia ha raccolto l'1%, mentre Democratici e Progressisti erano in coalizione con Vincenzo De Luca ed hanno preso l'1%. In questi tre campi si sono divisi Articolo 1, Sinistra Italiana, Rifondazione Comunista, alcuni pezzi di DemA il movimento di Luigi De Magistris, i centri sociali napoletani e i comitati ambientalisti della Terra dei Fuochi. Complessivamente i voti sono aumentati, se pensiamo che nel 2015 il candidato delle sinistre unite alla Regione Campania, Salvatore Vozza, raccolse 53.000 voti, oggi la somma di Pap, Terra e Democratici e Progressisti arriva a 83.724 voti. Per fare un raffronto però, basta pensare che la lista "Liberali e Democratici" con De Luca, che ha eletto Peppe Sommese, figlio dell'ex consigliere regionale centrista Pasquale, ha raccolto 84.769 voti. Una sconfitta senza appello per tutti e tre, anche se i dati dei voti presi nel Comune di Napoli ci dicono che le sinistre avranno un ruolo tutt'altro che marginale per le elezioni comunali partenopee che si terranno tra 8 mesi.

Tutti d'accordo: "Abbiamo perso, ma stiamo costruendo"

La scelta più complicata l'hanno fatto i Democratici e Progressisti che hanno scelto di sostenere Vincenzo De Luca, l'ingresso nel centro sinistra non ha affatto premiato Articolo 1 i cui esponenti locali hanno sostenuto la lista. Mario Coppeto, consigliere comunale di Napoli, non è riuscito ad entrare in consiglio regionale: "Noi avevamo fatto la scelta di partecipare al governo della Regione Campania – spiega a Fanpage.it – il nostro è stato un contributo forte, probabilmente non tutti i nostri elettori hanno compreso la scelta di sostenere De Luca. Ma è anche vero che se sommiamo i nostri voti a quelli di Terra e Potere al Popolo probabilmente nemmeno ce l'avremo fatta, ed è su questo che va fatta una riflessione. Il risultato comunque non può essere soddisfacente". Ma il vero debry si è giocato tra "Potere al Popolo" e "Terra" che hanno scelto di candidarsi divisi alle regionali, nonostante una pressione, esercitata soprattutto sui social network, dell'elettorato di base che avrebbe gradito forse un percorso unitario. Raniero Madonna, 29 anni, ingegnere ambientale e Gianpiero Laurenzano, 40 anni, impiegato, sono due motori veri di "Terra" e "Potere al Popolo", non candidati ma punti di riferimento centrali delle due esperienze che hanno visto anche due centri sociali, il Laboratorio Insurgencia e l'ex OPG "Je so pazz" agire su fronti diversi. "Abbiamo la consapevolezza di aver messo un seme in questa difficilissima campagna elettorale – spiega a Fanpage.it Raniero Madonna –ma non possiamo certo parlare di vittoria. Noi nasciamo sull'unione di forze diverse su un progetto che non è quello semplicemente della sinistra unita, ma è quello di una forza che mette al centro la difesa della salute e dell'ambiente, guardiamo ad un orizzonte molto più largo. Ci auguriamo che sia possibile trovare migliori sinergie anche con Potere al Popolo". Mentre "Terra" prova a costruirsi come un soggetto diverso rispetto alla sinistra classica, quelli di Potere al Popolo di tornate elettorali ne hanno fatte diverse dal 2018 ad oggi. "Ci siamo strutturati in territori dove non esistevamo affatto come la provincia di Benevento – spiega Laurenzano – per noi è stata un'elezione di consolidamento ma non siamo soddisfatti del risultato elettorale. Io non ho riscontro in merito alle pressioni su noi e "Terra" rispetto alle scelte di correre da soli, abbiamo rapporti distesi e ci siamo confrontati tanto, i nostri 31 mila elettori non ci chiedono tanto unità ma determinazione ad andare avanti. Noi non puntiamo ad un soggetto classico della sinistra, ci definiamo una forza popolare, ma con un lavoro continuo per spazzare via gli interpreti della sinistra degli ultimi 15 anni, è una rottura che è già nei fatti". Nonostante i 30 mila voti in più è però chiaro che il lavoro principale delle forze di sinistra sarà quello di non parlare esclusivamente al proprio popolo ma di allargare gli orizzonti. "C'è un dato in Campania, ed è il crollo del Movimento 5 Stelle – sottolinea Madonna – sul tema dell'ambiente i grillini perdono consensi, tra i loro elettori c'è malcontento ed è lì che dobbiamo andare a guardare. "Terra" raccoglie un elettorato diverso rispetto a quello della sinistra storica che probabilmente non è andato proprio a votare. Di certo non ha votato chi è andato con De Luca e gli impresentabili". Per Potere al Popolo invece esiste un problema innanzitutto generazionale: "Noi abbiamo puntato sui giovani, abbiamo settato la nostra comunicazione su quella fascia generazionale – racconta Laurenzano – a noi non interessa l'elettorato di nicchia, i giovani non votano, non si interessano di politica, ma l'investimento che stiamo facendo è sul futuro".

La battaglia di Napoli: le forze di sinistra indispensabili per il nuovo Sindaco

Ma se in Campania la sinistra piange, a Napoli quanto meno non si dispera. I dati sul territorio del Comune di Napoli raccontano un peso diverso delle forze di sinistra: Potere al Popolo arriva al 2,7%, mentre "Terra" pareggia "Democratici e Progressisti" all'1,8%. Le tre forze insieme valgono il 6,2% dell'elettorato e circa 20 mila voti. Un peso che sarà decisivo per chi vorrà diventare Sindaco di Napoli dopo Luigi De Magistris. Vincenzo De Luca vorrà sicuramente dire la sua sul prossimo candidato Sindaco, mentre il segretario del Pd Marco Sarracino punta ad una coalizione molto larga che tenga dentro anche il Movimento 5 Stelle. Una sirena che potrebbe suonare dolce per Articolo 1: "Io credo che bisogna fare un cantiere per costruire una coalizione molto larga, sul modello di quella del governo nazionale"  spiega Coppeto. Sullo sfondo c'è Luigi De Magistris che ha annunciato che a breve indicherà il nome del suo successore, o meglio della sua successora visto che si tratta dell'assessore Alessandra Clemente. "Mi auguro che De Magistris non metta in mezzo nomi – avverte Coppeto – anzi, glie lo consiglio vivamente. Io non sono stato consultato su questa scelta del Sindaco, ma a noi oggi non interessano candidati ma programmi. De Magistris invece di lanciare nomi che rischiano solo di essere bruciati, si sieda al tavolo con il centro sinistra". Ma se per Articolo 1 l'orizzonte dell'accordo con il Pd è un'opzione più che percorribile, "Terra" e "Potere al Popolo", che insieme valgono il 4,5% concordano: "Mai con il Pd". Le due forze radicali, quella ambientalista e quella popolare, rimandano ogni decisione alle assemblee interne dei singoli movimenti. "Il nostro unico paletto è sui responsabili della devastazione ambientale, tra cui c'è anche De Luca e il Pd – spiega Madonna – ad oggi per Napoli ci interessano prima le idee e poi i candidati. Siamo disponibili a costruire una coalizione, anche con De Magistris se ci saranno le condizioni, ma anche con una parte del Movimento 5 Stelle che oggi non si riconosce nelle scelte fatte a livello nazionale".  Ed all'attuale Sindaco guardano con interesse anche quelli di Potere al Popolo: "Non abbiamo preclusioni alle alleanze (tranne che con il Pd) – dice Laurenzano – i nostri dati su Napoli sono espressione anche di chi ci ha votato non rivedendosi in alcune scelte fatte da De Magistris nell'ultimo periodo. Se si ritorna alle origini dell'esperienza De Magistris possono esserci elementi interessanti che saranno posti alla discussione degli iscritti. Noi però lavoreremo sulle comunali con molto anticipo, non ci ridurremo alle trattative dell'ultimo secondo".  Quello delle liste di sinistra è un patrimonio indispensabile per chi vuole arrivare a Palazzo San Giacomo, ma ai nastri di partenza, il rischio che si corra ancora divisi è tutt'altro che da escludere.