Sequestro lampo del 15enne a San Giorgio a Cremano: condannati i tre rapitori, pene dai 14 ai 7 anni

Sono stati condannati i tre uomini ritenuti coinvolti nel sequestro lampo del 15 a San Giorgio a Cremano (Napoli), rapito mentre stava andando a scuola e rilasciato alcune ore dopo, a seguito dell'accordo col padre per un riscatto di un milione e mezzo di euro. La sentenza del processo con rito abbreviato è stata emessa questa mattina, 3 giugno, dal gup Alessandra Zingales: 7 anni, 4 mesi e 27 giorni di reclusione per Antonio Amaral Pacheco De Oliveira, il primo arrestato, 14 anni di reclusione per Renato Franco (ritenuto vicino al clan Formicola) e 11 anni per il cugino Giovanni Franco; è stata esclusa l'aggravante mafiosa contestata dagli inquirenti.
Il padre del ragazzo, l'imprenditore Giuseppe Maddaluno, ha successivamente raccontato di essere stato per anni taglieggiato dalla camorra; nel procedimento la famiglia della giovane vittima, parte civile, è stata assistita dall'avvocato Michele Rullo, mentre gli imputati sono stati difesi dagli avvocati Leopoldo Perone, Domenico Dello Iacono e Rocco Maria Spina. Nell'aprile scorso, a un anno di distanza dal rapimento, le richieste di condanna: in aula il pm Henry John Woodcock ha chiesto 18 anni di reclusione per Renato Franco, 16 per Giovanni Franco e 12 per De Oliveira. Il collegio difensivo, nel corso del processo, ha chiesto al giudice il riconoscimento della riqualificazione del reato da sequestro a scopo di estorsione a sequestro, in relazione a un risarcimento del danno non accettato dalla famiglia del ragazzino.
La vicenda risale all'8 aprile 2025, il momento del sequestro era stato anche ripreso da una telecamera di sorveglianza. Quella mattina il ragazzino era stato bloccato intorno alle 8.15 del mattino, mentre stava andando a scuola, e obbligato a salire in un'automobile. Poco dopo era arrivato un messaggio WhatsApp al padre dal senso inequivocabile: se vuoi rivedere vivo tuo figlio, non chiamare la Polizia. Da quel momento una lunga trattativa, con la promessa di consegnare quanto richiesto, un milione e mezzo di euro, culminata nel rilascio del 15enne, recuperato dagli agenti nei pressi di un'area di servizio a Licola. In quelle ore il giovanissimo era stato tenuto in un appartamento del quartiere Barra, legato e incappucciato.
Poco dopo il rilascio era stato arrestato Antonio Amaral Pacheco De Oliveira, che in passato aveva lavorato per un autolavaggio gestito da Maddaluno. Durante la detenzione il 24enne si sarebbe convinto di essere stato incastrato dai complici, come lui stesso ha riferito alla compagna, e ha rilasciato delle dichiarazioni che, aveva spiegato all'epoca il procuratore Nicola Gratteri, non vanno però inquadrate in un percorso di collaborazione con la giustizia.
Gli arresti dei cugini Renato e Giovanni Franco sono arrivati nel settembre 2025. Il retroscena è stato ricostruito grazie alle dichiarazioni del primo arrestato e del padre del ragazzo vittima del sequestro. L'imprenditore ha raccontato di essere finito nel mirino della camorra nel 2018, quando Gennaro Matteo, esponente del clan Formicola, gruppo Attanasio, avrebbe cercato di coinvolgerlo in una attività guadagnando sull'evasione dell'Iva; l'imprenditore avrebbe rifiutato e gli sarebbe stato imposto un prestito di 50mila euro, costringendolo a restituirne 70mila. Dopo la morte di Matteo, ucciso in un agguato nel 2021 a Ponticelli, nelle richieste estorsive sarebbe subentrato Renato Franco, identificato dagli inquirenti come l'organizzatore del sequestro del 15enne.