Sequestro da 220 milioni all’imprenditore Giuseppe Rostan. L’accusa: rapporti coi clan Mallardo e Di Lauro
Quasi 400 unità tra appartamenti, locali commerciali, uffici e depositi, situati tra Napoli, la sua provincia e quella di Roma, per un valore stimato in 220 milioni di euro: è il tesoro sequestrato a Giuseppe Rostan, imprenditore di Melito attivo nei settori edilizio e immobiliare, e ai componenti del suo nucleo familiare; secondo gli inquirenti l'uomo avrebbe avuto rapporti con la camorra, in particolare i clan Di Lauro e Mallardo, nell'ambito di diverse operazioni immobiliari, tra cui la realizzazione del complesso residenziale "Parco Primavera" di Melito.
Giuseppe Rostan, 76 anni, è il fratello di Emilio, anche lui imprenditore e padre della consigliera regionale Michela Rostan (non indagata), condannato ad aprile a 7 anni e quattro mesi di reclusione dalla Corte di Appello di Napoli per corruzione, nell'ambito del procedimento giudiziario scaturito dall'indagine della Dda con cui erano stati ipotizzati rapporti tra politica e il clan Amato-Pagano. Giuseppe Rostan, invece, era stato a giudizio per la costruzione del Parco Primavera, vicenda per la quale era stata ipotizzata la lottizzazione abusiva a favore del clan Di Lauro; il processo si era concluso nell'aprile 2024 con l'assoluzione per tutti gli imputati .
Il sequestro nei confronti dell'imprenditore è stato eseguito questa mattina, 15 ottobre, dai militari dei Nuclei di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli e Bologna, insieme al Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata (Scico); il decreto di sequestro è stato emesso dal Tribunale di Napoli (sezione per l'Applicazione delle Misure di Prevenzione) su proposta della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli.
Il provvedimento nasce da indagini economico-patrimoniali delle Fiamme Gialle che hanno consentito di documentare rapporti d'affari tra l'imprenditore e soggetti riconducibili alla criminalità organizzata, oltre a rilevare una sproporzione tra i redditi dichiarati e il patrimonio riconducibile al 76enne e ai suoi familiari nel periodo 1999-2016.
Sotto chiave, ai sensi del Codice Antimafia, sono finiti beni mobili e immobili e partecipazioni societarie riconducibili a 3 società, operanti nel settore immobiliare e sanitario. Nel dettaglio, il sequestro riguarda 394 unità, tra appartamenti, locali commerciali, uffici, depositi, autorimesse, terreni e immobili in corso di costruzione, che si trovano tra il centro di Napoli, il comune di Melito e il comune di Marino (Roma): il provvedimento interessa, inoltre, 12 beni registrati e 28 rapporti finanziari, tra cui disponibilità bancarie, strumenti finanziari e prodotti assicurativi.