Ucciso perché aveva “violato le regole” del clan: ergastoli definitivi a due boss dei Mallardo

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A cura di Nico Falco
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Ergastolo definitivo per Francesco Napolitano e Michele Olimpo, del clan Mallardo, per l’omicidio di un affiliato, Mario Di Lorenzo, avvenuto nel 1996 a Giugliano.

Era entrato a far parte del clan Mallardo, abbandonando i rivali dei "piripicci", ma, nonostante questo cambio, aveva continuato a imporre il pizzo a piccolo imprenditori di Giugliano in Campania. Una situazione che il clan dei "Carlantonio" non poteva tollerare, perché minava la credibilità del gruppo criminale. È il retroscena dell'omicidio di Mario Di Lorenzo, ucciso 30 anni fa nel popoloso comune del Napoletano. Per quell'agguato sono diventate definitive le condanne all'ergastolo inflitte a Francesco Napolitano e Michele Olimpo, entrambi elementi di vertice dei Mallardo.

L'omicidio di Di Lorenzo risale al 12 ottobre 1996. L'uomo era a bordo della propria auto, tra le palazzine popolari di Giugliano, quando entrarono in azione i due killer. Le indagini, condotte dalla Direzione investigativa antimafia di Napoli (coordinata dal primo dirigente della Polizia di Stato Antonio Galante) si sono concluse nel gennaio 2019, 23 anni dopo, con una ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico di Napolitano e Olimpio (entrambi già detenuti), il primo individuato come mandante e il secondo come esecutore. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Napolitano, che nel 1996 era reggente pro tempore del clan inquadrato nell'Alleanza di Secondigliano, aveva deciso l'uccisione di Di Lorenzo perché quest'ultimo era colpevole di avere violato le "regole" dell'organizzazione camorristica e, nonostante il suo diniego, aveva continuato a imporre le estorsioni ai piccoli imprenditori di Giugliano.

Componenti del commando sarebbero stati Michele Olimpo e un complice poi diventato collaboratore di giustizia, quest'ultimo condannato in primo grado e poi deceduto prima della conclusione del processo di appello. Olimpo e Napolitano erano stati condannati all'ergastolo il 12 marzo 2021 dalla Corte di Assise di Napoli, pena confermata dalla Corte di Assise di Appello di Napoli il 6 ottobre 2023. Il 16 giugno 2024, però, la Cassazione aveva annullato con rinvio la sentenza; inoltre, era stata dichiarata l'inefficacia dell'originaria misura cautelare in carcere per decorrenza dei termini.

I due erano stati quindi sottoposti al divieto di espatrio, di dimora nella regione Campania e all'obbligo quotidiano di presentazione alla Polizia Giudiziaria. Il 3 novembre 2025 la Corte di Assise di Appello di Napoli ha confermato la condanna di primo grado, ritenendo tra l'altro attendibili le dichiarazioni del collaboratore di giustizia. Il 17 settembre 2026 la Cassazione ha confermato la sentenza, portando all'ordine di carcerazione della Procura di Napoli notificato dalla Dia a Milano e a Bari.

Durante l'iter processuale Napolitano era stato scarcerato e dalle indagini della Dia era emerso che avesse a disposizione ampie risorse, che non avesse rescisso i legami col clan Mallardo e che avesse ripreso a frequentare personaggi nell'orbita del gruppo criminale, situazioni che facevano presupporre il concreto pericolo di fuga oltre che della ripresa delle attività illecite. Olimpo, invece, era nel frattempo tornato in carcere per altri reati. Presupponendo che Napolitano potesse rendersi irreperibile prima della sentenza definitiva, la Procura generale di Napoli aveva chiesto e ottenuto dalla Corte di Appello, il 16 luglio scorso, la misura della custodia cautelare in carcere.

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