Nuovo arresto per il figlio del boss Petriccione: guidava il clan della Vanella Grassi dal carcere
La guida del clan della Vanella Grassi sarebbe passata da Salvatore Petriccione, da anni al 41bis, al figlio Gaetano: è la nuova accusa che la Direzione Distrettuale Antimafia contesta al 36enne, anche lui già detenuto, che avrebbe scalato le gerarchie del gruppo dei "Girati" a seguito degli arresti del padre e di altri esponenti di vertice. Le indagini si sono avvalse anche delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Luigi Esposito, Pietro Polverino e Alessandro De Cicco.
L'ordinanza di applicazione della misura cautelare, emessa dal gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Dda partenopea, è stata eseguita questa mattina, 27 ottobre, dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Napoli; l'accusa contestata è di associazione per delinquere di tipo mafioso. Il provvedimento è legato ad un procedimento relativo alla ricostruzione degli assetti criminali del sodalizio criminale, noto anche come i "Girati": il nucleo originale si era formato da una seconda scissione, nata in seno a quella con cui il cartello guidato dagli Amato-Pagano si era affrancato dal clan Di Lauro con la prima faida di Scampia; successivamente il manipolo si era separato e si era "girato", ovvero era diventato un gruppo rivale, nuovamente vicino al clan di via Cupa dell'Arco.
Per gli inquirenti lo storico gruppo di camorra dell'area Nord, che prende il nome dalla strada che un tempo era la roccaforte, negli anni si è esteso sui quartieri di Scampia, Secondigliano e San Pietro a Patierno ed ha gestito, e ancora gestisce, una serie di affari illeciti come estorsioni, rapine, usura, porto e detenzione di armi comuni, riciclaggio, occupazione abusiva di immobili e vendita di droga, e avrebbe conquistato e mantenuto il potere anche tramite omicidi. Gaetano Petriccione, nonostante fosse già in carcere, non avrebbe smesso di guidare il clan: avrebbe mantenuto contatti con l'organizzazione criminale e gli affiliati all'esterno impartendo ordini, gestendo denaro e occupandosi in prima persona delle strategie economiche, compreso il sostegno ai detenuti.