Il boss Sandokan Schiavone vuole dipingere di più in carcere: richiesta negata e 3mila euro di sanzione

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A cura di Nico Falco
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Francesco Schiavone "Sandokan" al momento dell'arresto
Respinto il ricorso della Cassazione alla richiesta del superboss dei Casalesi Francesco Schiavone, che voleva una deroga al regolamento del carcere di Parma, dove è al 41bis.

Il superboss Francesco Schiavone, detenuto a Parma al 41 bis, ha chiesto di poter dipingere al di fuori del regolamento carcerario. Vecchia passione, quella di "Sandokan", detenuto ininterrottamente dal 1998 e, al momento dell'arresto, trovato proprio insieme ai suoi quadri, tra cui un autoritratto. Ma la richiesta si è definitivamente arenata con la pronuncia della Cassazione e con la condanna a pagare le spese processuali e circa 3mila euro in favore della Cassa delle Ammende.

L'istanza era stata già bocciata dalla direzione carceraria. Stesso esito quando era finita sul tavolo del magistrato di Sorveglianza di Reggio Emilia, nel maggio scorso. E il ricorso, presentato in Cassazione, è stato ritenuto inammissibile per due motivi: è stato presentato dal detenuto, cosa non più possibile dal 2017, e non "attiene a diritti soggettivi" di chi sta scontando una pena in carcere. Non è la prima richiesta di Sandokan bocciata; il Corriere di Bologna ricorda che, anche quando era recluso a L'Aquila, Schiavone aveva chiesto un lettore cd per ascoltare musica, ma anche in quel caso si erano espressi negativamente la direzione, il magistrato di Sorveglianza e la Cassazione: non sarebbe stato possibile, per la direzione, ascoltare tutti i cd eventualmente acquistati per sincerarsi che non contenessero messaggi.

Nel carcere abruzzese il capoclan dei Casalesi era stato portato quando aveva manifestato l'intenzione di collaborare con la giustizia, agli inizi del 2024. E in quel periodo si era diffusa anche una voce, secondo cui Sandokan era gravemente malato: si era trattato, però, di un escamotage per trasferirlo senza destare sospetti tra gli altri detenuti. Aspettativa alta, ma zero risultati: già pochi mesi dopo era tornato al 41bis, dopo che la Direzione Distrettuale Antimafia aveva stabilito che si trattasse di un pentimento finto e che, in ogni caso, le sue dichiarazioni erano inutili.

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