Revocata dopo 15 anni la confisca da 40 milioni a due imprenditori: assolti dall’accusa di legami col clan

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A cura di Nico Falco
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Pasquale e Giuseppe Mastronimico erano accusati di avere stretto un patto coi Casalesi; sono stati assolti in via definitiva agli inizi del 2026, ora arriva la revoca della confisca dei loro beni.

Automobili, conti correnti e decine di appartamenti tra Campania, Lazio, Abruzzo e Toscana: un tesoro valutato in quaranta milioni di euro, finito prima sotto sequestro, poi confiscato, e che ora dovrà tornare agli imprenditori Pasquale e Giuseppe Mastronimico, assolti dall'accusa di legami coi Casalesi. La restituzione è stata disposta dalla Corte di Appello di Napoli che, con un provvedimento di 60 pagine depositato ieri, 24 settembre, ha revocato il decreto emesso dalla sezione misure di prevenzione del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere successivo alla condanna di primo grado.

La vicenda si chiude dopo un iter durato 15 anni. I fratelli Mastronimico, imprenditori di San Cipriano d'Aversa (Caserta), erano stati arrestati nel 2011 insieme ad Enrico Fabozzi, all'epoca consigliere regionale e già sindaco di Villa Literno. Per tutti, l'accusa era di avere stretto un patto col cartello dei Casalesi: gli inquirenti ipotizzavano un legame col boss Antonio Iovine, "‘o Ninno", e successivamente con la famiglia Schiavone. In primo grado i due costruttori e il politico erano stati condannati, ma nel corso degli altri gradi di giudizio le accuse non avevano retto. Fino alla sentenza della Cassazione, agli inizi del 2026, che ha sancito l'assoluzione definitiva per i Mastronimico e per Fabozzi.

Nel frattempo erano però finiti sotto sequestro (e successivamente confiscati) i beni dei due imprenditori: decine di appartamenti nelle province di Caserta, Napoli, Latina, Frosinone, L'Aquila e Pisa, autovetture e conti correnti. Il primo sequestro era arrivato nel 2014, diventato confisca nel 2017. I legali dei Mastronimico, gli avvocati Mario Griffo e Francesco Picca, hanno presentato appello e i magistrati di secondo grado, valorizzando anche la sentenza assolutoria ma anche analizzando nel merito i singoli elementi di accusa, hanno concluso che i due costruttori non fossero collusi, revocando quindi la confisca che aveva colpito sia loro, sia mogli e figli, questi ultimi ritenuti dei meri prestanome. A Giuseppe e Pasquale Mastrominico è stata revocata anche la misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale.

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