Clan Moccia, dopo la condanna nuovo arresto per gli imputati scarcerati per decorrenza dei termini
I carabinieri del Ros, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, stanno in queste ore notificando le misure cautelari emesse dal gip di Napoli nei confronti di 15 imputati al processo al clan Moccia che erano stati scarcerati per decorrenza dei termini di custodia cautelare; il ritorno in libertà risale alla seconda metà del 2025 e il Tribunale del Riesame aveva rigettato l'appello presentato dai pm. A cambiare le carte in tavola, oggi, è stata la sentenza di primo grado, emessa il 23 ottobre: 31 condanne, una serie di assoluzioni e il sequestro per un lungo elenco di beni.
In caso di condanna, infatti, l'accusa può chiedere misure cautelari nei confronti di chi è stato scarcerato nel corso del processo per decorrenza dei termini. Tra i destinatari delle misure ci sono anche i fratelli Antonio, Luigi e Angelo Moccia (quest'ultimo era comunque rimasto in carcere perché detenuto per altra causa), che alla fine del processo, tenutosi davanti alla VII sezione penale del tribunale di Napoli (presidente Donnarumma, giudici Ciambellini e Ambrosio), hanno incassato condanne pesanti insieme a molti altri imputati.
La scarcerazione degli imputati era avvenuta il 30 luglio 2025 e aveva riguardato, tra gli altri, i fratelli Antonio e Luigi Moccia e Gennaro Moccia (figlio di Angelo Moccia); la Procura aveva presentato ricorso, che era però stato rigettato nel settembre 2025 dal Riesame. Alcuni dei 15 imputati tornati a piede libero erano stati sottoposti a misure cautelari come il divieto di residenza in Campania e in Lazio, ovvero le regioni in cui, secondo la Dda e i carabinieri del Ros, si concentrano le attività economiche della famiglia originaria di Afragola (Napoli).