Il processo al clan Moccia si è chiuso in primo grado con 31 condanne

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Sentenza dopo 4 giorni di camera di consiglio, la difesa voleva ascoltare mille testimoni. Antonio Moccia: “Rispetto la sentenza ma ricorreremo”

Trent’anni di reclusione per Antonio Moccia, 24 per il fratello Angelo, 21 per Luigi. Si chiude così, in primo grado, il processo al clan Moccia davanti alla VII sezione penale del tribunale di Napoli: 31 condanne, una serie di assoluzioni da singoli capi d'accusa e il sequestro, finalizzato alla confisca, di una lunga serie di beni. La sentenza arriva ieri, venerdì 23 ottobre, nell’aula 114, dopo una camera di consiglio durata quattro giorni e tenuta in una sede esterna al tribunale, la caserma Diaz. Gli imputati sono 43: all’inizio erano 44, ma uno è deceduto durante il dibattimento. Condannato a 16 anni anche Gennaro Moccia, figlio di Angelo.

Per la Direzione distrettuale antimafia di Napoli la famiglia Moccia di Afragola è un'organizzazione criminale con una spiccata vocazione imprenditoriale. Nella lunga lista di reati contestati dagli inquirenti figurano, tra gli altri, l’associazione a delinquere aggravata dalle finalità mafiose e la corruzione. Una parte del procedimento riguarda gli appalti di Rete ferroviaria italiana (Rfi), filone nel quale erano imputati gli imprenditori Vincenzo Tucci, Francesco Pirozzi e Ciro Ferone.

Dopo la lettura del dispositivo Antonio Moccia si ferma con i giornalisti. «Rispetto la sentenza ma annunciamo un ricorso in appello», dice. In aula sono presenti anche gli altri fratelli Moccia che, come lui, esprimono in maniera pacata il proprio dissenso rispetto all’esito del processo.

Questo l’elenco completo dei condannati: Rosa Aubry 2 anni e 8 mesi; Luca Chierchia 2 anni e 8 mesi; Pietro Chirico 6 anni; Flora Ciotola 2 anni e 8 mesi; Pasquale Credendino 16 anni; Giuseppe D’Elia 2 anni; Andrea Guido 2 anni; Mario Salierno 2 anni e 8 mesi; Francesco Damiano 16 anni; Stefano Deodato 2 anni; Francesco Di Sarno 20 anni; Angelo Esposito 6 anni e 6 mesi; Giovanni Esposito 18 anni e 6 mesi; Manlio Esposito 6 anni; Salvatore Fallico 2 anni e 8 mesi; Francesco Favella 17 anni; Pasquale Finocchio 2 anni; Filippo Iazzetta 21 anni; Carmine Lettieri 2 anni e 8 mesi; Salvatore Maisto 2 anni; Massimo Malinconico 16 anni; Angelo Moccia 24 anni; Antonio Moccia 30 anni; Gennaro Moccia 16 anni; Luigi Moccia 21 anni; Maria Mosella 2 anni e 8 mesi; Antonio Nobile 16 anni; Claudio Piscitelli 16 anni; Angelo Piscopo 17 anni; Gennaro Rubiconti 18 anni e 6 mesi; Raffaele Sepe 3 anni.

Il collegio ha inoltre disposto due anni di libertà vigilata per Angelo, Luigi, Antonio e Gennaro Moccia e per Filippo Iazzetta, Francesco Damiano, Francesco Di Sarno, Francesco Favella, Massimo Malinconico, Antonio Nobile, Claudio Piscitelli, Angelo Piscopo, Gennaro Rubiconti e Giovanni Esposito.

Tre gli imprenditori assolti. Oltre a Ciro Ferone, esce dal processo Giuseppe De Luca, cognato di Angelo Moccia, difeso dagli avvocati Leopoldo Perone e Gerardo Auletta, al quale era contestato il coinvolgimento negli appalti per l’alta velocità. Assolto anche Francesco Pirozzi, titolare della Fadep spa, difeso dall’avvocato Gino Fabio Fulgeri, accusato di turbativa d’asta.

Gli stessi fratelli Moccia vengono assolti da alcuni capi d'accusa. Il tribunale pronuncia assoluzioni con le formule «perché il fatto non sussiste», «per non avere commesso il fatto», «perché il fatto non era previsto dalla legge come reato» e «perché il fatto non costituisce reato». Per due capi d'accusa i giudici dichiarano il non luogo a procedere per prescrizione nei confronti di quattro imputati, tra cui Antonio e Luigi Moccia; in un caso i reati si sono estinti per la morte dell'imputato.

Il processo è stato particolarmente travagliato. Era cominciato nell’ottobre 2022 davanti al tribunale di Napoli Nord, poi è stato trasferito a Napoli per competenza su richiesta dei difensori, e l'istruttoria è di fatto partita solo nel giugno 2023. Il collegio difensivo dei fratelli Moccia aveva chiesto di ascoltare mille testimoni.

Dopo la scarcerazione per decorrenza dei termini di una quindicina di imputati, tra cui gli stessi Moccia, il procuratore di Napoli Nicola Gratteri si era presentato in aula con la toga, accanto alle pm Ida Teresi e Ivana Fulco. Un gesto che aveva provocato la protesta degli avvocati. Ieri l'aula 114 era piena. Il servizio di sicurezza è stato coordinato dal commissariato del Palazzo di Giustizia, diretto da Carmine Scognamiglio, con un presidio dei carabinieri a tutela del collegio giudicante. La partita ora si sposta in Corte d'Appello. Quella di ieri è infatti una sentenza di primo grado: per tutti gli imputati vale la presunzione di innocenza fino a condanna definitiva.

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