Secondigliano, lo spacciatore sta per diventare papà e salta la consegna della cocaina

Una grossa consegna di droga da fare, il corriere che deve partire, lo spacciatore che prende tempo. Per un motivo che viene fuori soltanto dopo le insistenze: l'unico che ha le chiavi del magazzino dove nascondono la merce è bloccato in ospedale perché la moglie sta partorendo. Un imprevisto paradossale, quello capitato al gruppo sgominato dai carabinieri questa mattina, 6 maggio, nella sfera di influenza del clan Di Lauro, cosca di camorra che nel quartiere Secondigliano di Napoli oggi farebbe capo a Vincenzo Di Lauro (non indagato in questo procedimento), figlio del capoclan Paolo, alias Ciruzzo ‘o milionario. La vicenda è ricostruita nell'ordinanza da 14 misure cautelari eseguita questa mattina, 6 maggio.
È il marzo 2020, sono attive le limitazioni alla circolazioni dovute alla pandemia di Coronavirus. Gli spacciatori, ricostruiscono gli inquirenti, stanno organizzando la trasferta di un corriere, che dovrà portare un chilo di cocaina in Emilia-Romagna, partendo al mattino, quando c'è maggiore traffico veicolare, in modo da confondersi tra gli automobilisti nella speranza di non incappare nei controlli delle forze dell'ordine.
A parlare sono Gennaro Giannone e Raffaele Paolo, la storia coinvolge anche i fratelli Paolo e Salvatore De Angelis (tutti destinatari di misura cautelare in carcere con l'ordinanza di oggi). Viene fissata la data di partenza del corriere. Per soddisfare le richieste di Giannone, nel frattempo, Paolo contatta Rosario De Angelis, che avrebbe dovuto fornire lo stupefacente. I due si risentono e De Angelis gli spiega il motivo: il quantitativo richiesto è ingente, un chilo di cocaina, e non può essere preso dalle piazze di spaccio; l'unico che ha accesso al deposito delle scorte, però, è suo fratello, che è bloccato in ospedale perché la moglie sta partorendo.
Alla fine la consegna del chilo salta. Il corriere parte lo stesso, ma trasportando soltanto mezzo chilo, recuperato dalle scorte personali di Paolo. E il viaggio si conclude con le manette: i carabinieri, che avevano seguito tutta la preparazione attraverso le intercettazioni, bloccano sia lui sia il contatto del territorio ad un posto di blocco poco dopo i caselli autostradali di Reggiolo (Reggio Emilia).