Il chilo di cocaina è rovinato, il suggerimento dello spacciatore dei Di Lauro: “Asciugala nel microonde”

Un chilo di cocaina rovinato, il suggerimento di provare a metterlo nel microonde per recuperarlo, poi la scelta di sostituirlo. Che, però, va male: il cliente, tornato per il "cambio merce", viene arrestato. C'è anche questo, nell'ordinanza eseguita dai carabinieri contro il gruppo che farebbe capo a Vincenzo Di Lauro, figlio del capoclan Paolo, e che avrebbe fatto da fornitore a diverse piazze di spaccio dei quartieri Secondigliano e Vasto-Arenaccia tramite contatti con i narcos albanesi; il provvedimento è stato eseguito questa mattina, 6 maggio: 14 misure cautelari.
La vicenda della cocaina rovinata è stata raccontata dal collaboratore di giustizia Pasquale Paolo, figlio di Raffaele, detto "Lallone". Il verbale risale al 2022. Due anni prima, nel 2020, un altro detenuto, marocchino, gli avrebbe chiesto della droga da vendere a Matera. E lui gliel'avrebbe procurata tramite un suo contatto di Casoria, facendola consegnare a un collaboratore dello straniero. Il primo rifornimento, sarebbe andato bene: cocaina pagata a 41mila euro circa, venduta a 46mila euro e duemila euro a testa di guadagno a lui e al suo contatto.
Il problema ci sarebbe stato nella seconda vendita. Altri due chili di cocaina, consegna andata in porto (e tremila euro di guadagno da spartire), ma merce rovinata. Il marocchino gli avrebbe detto che uno dei due pacchi era "olio" e lui avrebbe suggerito di asciugare la droga usando un microonde, ma non sarebbe stato possibile recuperarla. Si sarebbe deciso, quindi, per una sostituzione. Quando il contatto sarebbe andato all'appuntamento, davanti al carcere di Poggioreale, sarebbe però stato bloccato e controllato; gli avrebbero trovato il chilo di cocaina nel trolley e lo avrebbero arrestato.