La nuova ordinanza sulla movida a Napoli ha effetti paradossali per i commercianti del centro storico

Copre un’area enorme tra San Domenico e Santa Chiara per quattro mesi di alta stagione: non si può vendere nemmeno l’acqua da asporto, e le multe partono da 4.000 euro.
A cura di Peppe Pace
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Uno degli storici locali di via Paladino, dove le attività sono a rischio chiusura.
Uno degli storici locali di via Paladino, dove le attività sono a rischio chiusura.

La nuova ordinanza contro la movida del centro storico firmata dal sindaco Gaetano Manfredi è durissima. Non comprende più singole piazze o strade come le precedenti ordinanze che hanno interessato vico Quercia e piazza Bellini, ma tutta l'area compresa tra piazza San Domenico, via Paladino, largo Giusso e Santa Chiara. Non solo, stavolta avrà una durata di ben 4 mesi, dal 24 aprile al 24 agosto, un periodo di altissima stagione per i locali del centro storico, che proprio in quel periodo fatturano di più, grazie al bel tempo e al turismo: "È il nostro periodo di maggiore attività dopo il calo fisiologico dei mesi invernali – spiega Stefano Bottegal di Ex Salumeria – oggi, con l'entrata in vigore dell'ordinanza, ho lavorato la metà. Saremo costretti sicuramente a tagliare i costi e molte persone perderanno il lavoro" .

Il divieto di vendita da asporto non riguarda solo le bevande alcoliche, ma anche quelle analcoliche, il che crea una serie di situazioni paradossali: i locali che offrono cibo da asporto non potranno vendere acqua o bibite insieme al cibo. Immaginate di mangiare un Kebab o una pizza per strada senza poter bere o di sentirvi male e non poter acquistare una bottiglietta d'acqua: "La nostra situazione è tragicomica – spiega Lucia Russo, storica titolare del ristorante greco Neapolis di via Paladino – io non posso nemmeno infilare una Coca-Cola nella busta da dare al delivery". Insieme all'avvocato Roberta Valmassoni, ci siamo tuffati nella movida del centro storico napoletano per vedere gli effetti dell'ordinanza, ma nonostante i controlli della polizia municipale, come si vede nel video le vie e le piazze colpite dall'ordinanza erano comunque piene di giovani, spesso attrezzati con casse bluetooth e bibite prese in altre zone della città.

Le origini dell'ordinanza voluta dal sindaco Manfredi

Stavolta il provvedimento non nasce, come per le scorse ordinanze, dalle conseguenze del ricorso al TAR di privati cittadini residenti nelle zona della movida, bensì si tratta di una decisione presa sulla base di alcuni rilievi fonometrici effettuati alcuni anni fa dall'ARPAC in piazza San Domenico. Rilievi che confermarono il superamento dei limiti di inquinamento acustico in orario notturo, causato, secondo l'interpretazione dell'amministrazione comunale, prevalentemente dal vociare degli avventori, dagli assembramenti e dalle esibizioni ed eventi con utilizzo di strumenti a percussione o amplificati. Ecco perché l'ordinanza non si limita a colpire gli esercenti, ma anche gli artisti di strada, mediante il divieto divieto assoluto, a partire dalle 22:00, di svolgere eventi occasionali, sia su strada che in piazza, che prevedano l’uso di strumenti musicali o sistemi di amplificazione.

Uno dei paradossi di questa ordinanza è che coinvolge soggetti che con la movida non hanno nulla a che fare, come ad esempio i minimarket aperti anche di notte, spesso gestiti da commercianti pakistani che giovedì scorso si sono dati appuntamento con gli altri esercenti a piazza San Domenico, dove ha avuto luogo un presidio contro l'ordinanza: "Da noi la gente viene a fare la spesa – spiega Adnan Anwar – titolare di due minimarket al centro storico – la gente può venire a fare la spesa, ma dalle 22:30 in poi non può portarsi a casa acqua o bibite, inoltre una delle nostre caratteristiche era quella di rimanere aperti fino a tardi, fornendo al quartiere un servizio non indifferente, mentre ora siamo costretti a chiudere all'una".

Multe salate, sospensioni e revoche delle licenze

L'inosservanza dell'ordinanza, come recita la nota del Comune, comporta sanzioni amministrative pecuniarie che vanno da un minimo di 2.000 euro a un massimo di 20.000 euro e che nella pratica, aggiungiamo noi secondo una nostra indagine, si assestano attorno ai 4000 euro di base, col rischio di revoca della licenza già a partire dalla seconda sanzione, senza passare per la sospensione da 1 a 30 giorni.

La reazione dei commercianti del centro storico

"Da imprenditore – spiega Mauro Serino – non posso operare, perché non posso fare una programmazione, soprattuto ora che il governo Meloni ha introdotto il Concordato Preventivo Biennale". Con tale regime di tassazione, infatti, è prevista la possibilità di concordare con l'Agenzia delle Entrate il reddito imponibile per due anni, garantendo la certezza delle imposte da versare, indipendentemente dagli effettivi guadagni. È chiaro che un'ordinanza del genere, che incide fortemente sui guadagni degli esercizi commerciali, rende molto difficile, per gli imprenditori, continuare a onorare il pagamento delle imposte, minacciando pesantemente il futuro delle attività.

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