La Festa di San Gennaro a Napoli

San Gennaro, il santo di serie B primo protettore di Napoli

San Gennaro, Vescovo e martire è sicuramente il santo più conosciuto e venerato a Napoli e in tutta la Campania. Il popolo napoletano è fortemente legato a questa figura, ormai universalmente associata al cosiddetto ‘miracolo della liquefazione del sangue’ divenuto nel corso dei secoli segno delle sorti della città.
A cura di Redazione Napoli
Attiva le notifiche per ricevere gli aggiornamenti su
La Festa di San Gennaro a Napoli

San Gennaro è il santo più conosciuto e amato dai napoletani sebbene condivida la responsabilità di proteggere Napoli con altri 51 santi. Nel Duomo sono custodite le sue ossa insieme alle due ampolle di sangue che danno luogo tre volte all'anno al famoso miracolo della liquefazione.

Non si hanno notizie certe sulla vita di San Gennaro, a partire dal nome. Infatti, Gennaro non era il suo nome, piuttosto il cognome. Probabilmente si chiamava, invece, Procolo o Publio Fausto Gennario. Con certezza si sa che nacque nel 272, secondo alcuni a Benevento, secondo altri a Napoli. In merito alla famiglia d'origine ci sono diverse versioni. Secondo una versione San Gennaro sarebbe nato in una famiglia povera e rimasto presto orfano di madre, il padre risposatosi, lo avrebbe mandato a lavorare come guardiano di maiali e in quel periodo avrebbe incontrato un monaco asceta che lo avrebbe istruito. Secondo un’altra versione, Gennaro sarebbe venuto alla luce in una famiglia agiata e sarebbe nato con le mani giunte e le ginocchia piegate in segno di preghiera e sobbalzando per la gioia, fin nel grembo materno, ogni volta che la madre si recava in chiesa. Il santo ha vissuto durante il periodo della persecuzione dei cristiani dell'imperatore Diocleziano: è morto martire per non aver rinunciato alla fede cattolica.

Il martirio è avvenuto nel IV secolo quando Gennaro, vescovo di Benevento si recò con il lettore Desiderio e il diacono Festo in visita ai fedeli di Pozzuoli. Sossio, diacono di Miseno e amico di Gennaro, venne arrestato per ordine del persecutore Dragonzio, governatore della Campania. I tre, appresa la notizia, andarono a visitare il prigioniero e avendo lavorato per la sua liberazione, furono arrestati e condannati a essere sbranati dagli orsi nell’Anfiteatro di Pozzuoli. Il giorno dopo il supplizio però, per assenza del governatore venne sospeso e Dragonzio comandò che Gennaro e i suoi due compagni venissero decapitati, nel Forum Vulcani, l’attuale Solfatara di Pozzuoli. Le spoglie di San Gennaro vennero sepolto nelle catacombe napoletane di Capodimonte, dopo essere rimaste per un secolo nell'Agro Marciano. Presso le catacombe cominciò la venerazione popolare delle ossa del Santo.

Trafugamento delle spoglie

La venerazione del popolo napoletano alle spoglie del santo protettore venne turbato da un avvenimento clamoroso: il duca longobardo Sicone trafugò il corpo del Santo dopo averlo sottratto a Benevento. Le ossa che erano rimaste per 325 anni nel capoluogo sannita, furono trasportate nel Santuario di Montevergine. Solo nel 1480, le reliquie del Santo, di cui si era persa memoria, furono ritrovate nel Santuario di irpino sotto l’altare maggiore, per merito del cardinale Giovanni di Aragona, e questo avvenimento riaccese il desiderio dei napoletani di riavere il corpo del santo in città. Ci vollero 17 anni affinché le reliquie tornassero a Napoli, grazie all'impegno della famiglia Carafa. Così il corpo di San Gennaro tornò a Napoli nel 1497 e per ospitarle degnamente il cardinale Oliviero Carafa fece costruire il Duomo di Napoli.

In città si susseguirono varie dominazioni di Normanni, Svevi, Angioini, del ramo durazzesco dei d’Angiò ma il culto del Santo rimase un punto fermo per Napoli e gli stessi regnanti dimostrarono grande rispetto e profonda venerazione per il santo. Fu re Carlo II d’Angiò che comandò che si realizzasse il busto d'oro che custodisce le ossa del cranio del santo e che viene portato in processione per le vie della città, mentre Roberto d’Angiò volle la teca d'argento, in cui vengono conservate le ampolline contenenti il sangue.

San Gennaro Santo di Serie B

In seguito al Concilio Vaticano II, avvenuto dal 1963 al 1965, la Congregazione dei riti, una commissione composta da teologi e di vescovi, decise di cancellare dal calendario dei santi il protettore di Napoli con una riforma liturgica del 1969, attestando che non ci fossero sufficienti prove della sua esistenza. Il popolo napoletano fu molto scontento di questa decisione e si ribellò. Dunque, la congregazione accettò che si desse culto al santo solo a livello locale, rendendo di fatto San Gennaro un santo di serie B. I napoletani risposero con la loro usuale ironia, facendo comparire in città degli striscioni con scritto "San Gennaro futtitenn'". Fu San Giovanni Paolo II ha proclamarlo ufficialmente Patrono di Napoli e della Campania nel 1980. Per 15 anni, invece, fu sostituito da Sant'Antonio da Padova per aver fatto sciogliere il suo sangue il giorno successivo alla Proclamazione della Repubblica Napoletana.

I segni di San Gennaro

Il primo miracolo storicamente accertato di San Gennaro è avvenuto il 17 agosto 1389. Il Chronicon Siculum riferisce che durante i festeggiamenti per la festa dell’Assunta furono esposte pubblicamente le ampolle contenenti il sangue del Santo e in quell'occasione il sangue da solido divenne liquido. Con il passare del tempo il segno si ripeté più volte, sempre in tre date particolari: il sabato che precede la prima domenica di maggio, il 19 settembre e il 16 dicembre.

67 contenuti su questa storia
Napoli, miracolo di San Gennaro: il sangue si è sciolto alle ore 10.01
Napoli, miracolo di San Gennaro: il sangue si è sciolto alle ore 10.01
Napoli, si scioglie il sangue di San Gennaro
Napoli, si scioglie il sangue di San Gennaro
239.427 di Peppe Pace
Festa di San Gennaro 2021, si accendono le luci in via Duomo: la cattedrale è uno spettacolo
Festa di San Gennaro 2021, si accendono le luci in via Duomo: la cattedrale è uno spettacolo
Lascia un commento!
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni