Il 29 aprile si festeggia San Severo: fu il primo ad assistere al prodigio del sangue di San Gennaro

Il 29 aprile a Napoli si festeggia San Severo, secondo patrono cittadino ricordato come colui che riportò in città le spoglie del suo predecessore Massimo (che oggi si trovano nella Chiesa di Sant'Eframo Vecchio) e soprattutto di San Gennaro, martirizzato pochi anni prima, assistendo anche al primo prodigio del sangue. Oggi San Severo riposa nella Basilica di san Giorgio Maggiore di Forcella, nel cuore di Napoli: quattordicesimo (canonico) vescovo partenopeo in carica al 368 al 409, anno della sua morte, di lui si conoscono pochi dettagli di vita, se non quelli grazie a due lettere scritte a lui da Sant'Ambrogio, che lo conobbe a Capua durante un concilio, e dal praefectus urbi Quinto Aurelio Simmaco, uno dei maggiori oratori romani dell'epoca, che seppur pagano ne esaltava le qualità umane e spirituali.
La storia devozionale sul primo prodigio del sangue di San Gennaro risale proprio al periodo in cui San Severo era vescovo di Napoli: le spoglie del santo si trovavano nell'Agro Marciano, l'antica area della Solfatara di Pozzuoli dove era stato sepolto pochi anni prima dopo il martirio, e il vescovo decise di portarle a Napoli. Durante il trasporto delle reliquie, mentre passavano per la collina del Vomero, all'altezza di quella zona che oggi si trova fra Piazza Bernini e Piazzetta San Gennaro ad Antignano. La processione si fermò su un prato per riposarsi durante il tragitto, ed una donna si avvicinò alle reliquie. Era Eusebia, colei che pochi anni prima aveva raccolto il sangue di San Gennaro in alcune ampolle che, racconta la leggenda, avvicinandosi al corpo del santo iniziarono a "ribollire". Il sangue rappreso si sciolse nelle ampolle, e fu la prima attestazione (ancora oggi molto contestata da alcuni storici) del prodigio.