Radioterapia in Campania, il Tar sospende i tetti di spesa decisi dalla Regione per le strutture private
Fra le strutture sanitarie private e la Regione Campania c'è un conflitto, è chiaro. È qualcosa che va oltre il classico «confronto serrato» ma che per ora non è arrivato ancora allo scontro aperto. L'accordo economico sulle terapie per i pazienti oncologici della Campania effettuate nelle strutture private resta sospeso in un braccio di ferro tra Regione e cliniche. Ieri il Tar Campania, con decreto del presidente della Nona Sezione Guglielmo Passarelli Di Napoli, ha bloccato in via d'urgenza la delibera di giunta regionale 461 del 6 agosto scorso, ovvero quella che fissava i tetti di spesa per la radioterapia privata accreditata nell'esercizio in corso.
A muoversi è stata Radiosurgery Center srl difesa dall'avvocato Luca Rubinacci, con un ricorso contro Regione Campania e Asl Salerno, notificato anche al Centro Polidiagnostico Gammacord – Sannio Tac. Nel mirino non c'è solo la delibera del 6 agosto, ma anche la nota del 31 agosto con cui la Direzione Generale Tutela della Salute guidata dal dirigente Ugo Trama ha istituito il tavolo tecnico regionale sulla radioterapia, e la richiesta di documenti inviata il 4 settembre dall'Asl Salerno per la stipula dei contratti 2026.
«La Regione non ha reperito né appostato le risorse necessarie a sostenere il valore delle terapie salvavita, motivo per cui ci si è rivolti alla magistratura, ma senza interrompere i trattamenti per senso di responsabilità», affermano i legali Rubinacci e Antonella Villani, che assistono diverse strutture di radioterapia campane. Il Tar ha ritenuto sussistenti «i presupposti di estrema gravità ed urgenza» e ha fissato la trattazione collegiale per il 6 ottobre.
Ma cosa disponeva, nel concreto, la delibera sospesa? Il provvedimento confermava per il 2026 gli stessi tetti di spesa del 2025 (fissati dalla delibera 741/2025), ma cambiava le regole con cui i centri privati vengono pagati per le prestazioni erogate oltre il limite assegnato. La decurtazione tariffaria sugli sforamenti, che nel 2025 era fissa al 35%, scendeva progressivamente: dal 25% di agosto e settembre, al 20% di ottobre, fino al 15% di novembre e dicembre, per una media annua del 20%. Gli acconti mensili alle strutture passavano invece dall'85% della produzione (gennaio-giugno) all'80% (luglio-dicembre), con saldo unico a fine anno. Le Asl, inoltre, avevano venti giorni di tempo per far firmare i nuovi contratti ai centri privati, pena la sospensione immediata dell'accreditamento.
Dietro le nuove regole, numeri pesanti: la spesa regionale per la radioterapia è salita dell'82,6% tra il 2024 e il 2025, da 68,2 a 124,6 milioni di euro, a fronte di pazienti trattati sostanzialmente stabili (da 13.736 a 13.864). La spesa per singolo paziente è passata da 2.349 a 6.613 euro, +181%, per effetto del nuovo nomenclatore tariffario nazionale entrato in vigore il 30 dicembre 2024. In Campania il privato accreditato eroga oggi il 69% della spesa complessiva per radioterapia. Occorrerà attendere il 6 ottobre, dunque, ovvero fino a quando i giudici della Nona Sezione dovranno decidere nel merito. La delibera 461 resta congelata e con essa le nuove percentuali di rimborso per i centri privati che curano ogni giorno migliaia di pazienti oncologici campani.