Ifel Campania, Fico tiene bloccate assunzioni e compensi: entro un mese la fondazione dovrà presentargli una relazione
La partita fra la Regione Campania e IFEL Campania non è finita. L'ultimo atto nel marzo scorso era stata una pesante lettera col placet del governatore Roberto Fico, che imponeva metteva paletti mai visti prima: stop alle assunzioni, compensi al CdA congelati, stop a nuovi contratti con committenti esterni alla Regione. Oggi una delibera mette nero su bianco, col sì della giunta, all'unanimità, quanto Fico aveva già anticipato sei mesi fa. Lo fa approvando il Piano Triennale 2026-2028 di Ifel che arriva a pochi mesi dalla rottura, ormai definitiva, tra l'ente regionale e la fondazione nazionale dell'Anci da cui la società di consulenza pubblica prende il nome.
Il documento, tecnicamente, individua «obiettivi e indicatori» per l'annualità 2026 e approva il piano di attività proposto dal Consiglio di amministrazione della Fondazione. Ma tra le pieghe delle premesse – otto pagine fitte – si legge la fotografia di un ente che l'attuale giunta regionale ha deciso di tenere sotto stretta sorveglianza, dopo che negli ultimi mesi della gestione regionale di Vincenzo De Luca i suoi vertici erano stati blindati con nomine contestate pure da Roma.
Stop alle assunzioni, compensi al CdA congelati
La prescrizione più pesante riguarda il personale: la Regione conferma la sospensione di tutte le procedure di selezione, compresa quello dirigenziale, a tempo determinato e indeterminato. Restano bloccate anche le progressioni di carriera e gli incarichi che comportino aumenti di spesa, in attesa di nuovi indirizzi di Palazzo Santa Lucia in qualità di socio. Cancellata definitivamente, perché ormai scaduta, anche la possibilità di attingere alla graduatoria formatasi con l'avviso del 12 ottobre 2020, già utilizzata in passato per le assunzioni della Fondazione.
Sul fronte dei vertici, la delibera è altrettanto netta: l'approvazione del piano «non comporta automatico riconoscimento, autorizzazione o validazione» delle indennità per gli organi della Fondazione. Tradotto: i compensi eventualmente spettanti al CdA restano bloccati fino a quando lo statuto dell'ente non sarà modificato secondo gli indirizzi già dettati dalla Regione con la delibera 39/2026 sulle partecipate.
La lettera di marzo, anticipata sei mesi prima
Il 13 marzo scorso, in vista dell'assemblea dei soci, il governatore aveva già inviato una lettera a Ifel, delegando il dirigente Liberato Russo, direttore generale dell'Ufficio Speciale Controlli, a rappresentare la Regione in assemblea. Lo raccontava Fanpage: nella missiva, Fico ordinava di rinviare ogni decisione sulle assunzioni all'approvazione del nuovo piano, di iscrivere in bilancio solo le entrate certe derivanti da commesse già formalizzate e di rinviare il riconoscimento dei compensi al cda a successive determinazioni dell'assemblea. La stessa lettera cancellava una commessa da circa 8 milioni di euro relativa al «Supporto specialistico di assistenza tecnica» sugli allegati A3 e A5 dell'Accordo di Coesione, commessa che la delibera odierna conferma non sarà più attivata, «in ragione della proposta di diversa destinazione delle risorse».
Sullo sfondo, la rottura con Roma
Nel quadro generale pesa non poco anche la rottura con la fondazione nazionale Ifel, legata all'Anci. Il 25 marzo 2026 la direzione di Ifel nazionale aveva comunicato, con una lettera di tre righe, l'interruzione della collaborazione ai sensi dell'articolo 5 dello statuto, la norma che tutela nome e marchio dell'Istituto in caso di rottura tra i fondatori. L'ente regionale non viene sciolto, ma perde il diritto di usare il nome e il marchio Ifel. Il cda di Ifel Campania ha preso atto del recesso il 9 aprile, con effetti dal primo gennaio 2027.
Proprio per gestire questo passaggio, la delibera di settembre dà indirizzo alla Fondazione di non assumere nuovi impegni contrattuali con committenti diversi dalla Regione Campania, in attesa che si chiarisca l'assetto statutario e organizzativo dell'ente. Un blocco, di fatto, a qualsiasi espansione verso altri clienti mentre la partita con Roma resta aperta.
Le nomine dell'estate 2025 e lo scontro con Ifel nazionale
Per capire da dove nasce il gelo sull'asse Napoli-Roma bisogna risalire all'estate scorsa. Il 27 agosto 2025, con la Regione ancora guidata da De Luca e a ridosso del voto di novembre, arriva la proposta di nominare Paolo Russo, storico portavoce di Vincenzo De Luca, alla presidenza della Fondazione. Ifel nazionale si oppone: il direttore Pierciro Galeone scrive per chiedere il rinvio dell'assemblea, contestando le «capacità gestionali e manageriali» di un candidato con un curriculum da giornalista e non da manager della finanza pubblica. La Regione, con una risposta firmata dall'ex capo di Gabinetto Almerina Bove, respinge la richiesta in meno di 24 ore. Il 29 agosto Russo viene nominato presidente, con mandato fino ad agosto 2028.
Un mese dopo, il 29 settembre 2025, il neonato cda presieduto da Russo rinnova senza bando pubblico il contratto della direttrice generale Annapaola Voto, prorogandolo fino al 31 dicembre 2028. Voto è vicina all'allora vicepresidente della Regione Fulvio Bonavitacola, oggi assessore nella giunta Fico.
Ora Ifel Campania – che intanto ad agosto ha bloccato anche altre nomine, come quella del Presidente e del membro esterno dell'Organismo di Vigilanza – dovrà presentare entro il 30 ottobre 2026 una relazione dettagliata sui risultati raggiunti nell'attuazione del precedente Piano Triennale 2025-2027, approvato dalla giunta De Luca con la delibera 706/2024: un modo, per la nuova amministrazione, di verificare quanto di quel piano sia stato effettivamente realizzato prima di lasciare che ne parta uno nuovo.