Quattro addetti alle pulizie licenziati a Napoli Servizi, si scambiavano i badge per coprire le assenze

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Un marcatempo per i badge (a sinistra). Un addetto alle pulizia (a destra) / immagini di repertorio
Quattro addetti alle pulizie del centro di accoglienza di via De Blasiis licenziati da Napoli Servizi perché si scambiavano i cartellini. Il giudice del lavoro ha respinto il primo ricorso.

Quattro addetti alle pulizie licenziati alla Napoli Servizi: si scambiavano i badge per coprire le assenze sul posto di lavoro. I quattro erano impiegati al dormitorio pubblico di via Giuseppe De Blasiis. I fatti risalgono al 2024, ma i licenziamenti sono arrivati a gennaio 2026, eccetto uno, partito successivamente perché il dipendente era ammalato. Dei quattro, due lavoratori hanno fatto ricorso negli scorsi mesi, mentre in un caso non c'è stato appello. Lunedì 21 settembre scorso, a quanto apprende Fanpage.it, è arrivata la prima pronuncia del giudice del lavoro che ha respinto il primo ricorso di uno dei dipendenti, condannandolo anche al pagamento delle spese legali. Per il tribunale la condotta del lavoratore avrebbe compromesso irrimediabilmente il rapporto di fiducia con l'azienda pubblica. Sulla vicenda è aperta anche un'inchiesta della Procura della Repubblica di Napoli per le false presenze.

Il lavoratore timbrava per altri colleghi

Il dipendente, secondo quanto ricostruito, timbrava anche per altri colleghi, attestandone falsamente la presenza in servizio. Una condotta che, secondo il giudice del lavoro, avrebbe giustificato il licenziamento disciplinare. La storia, come detto, è iniziata due anni fa, quando l'azienda partecipata del Comune di Napoli presentò denuncia all'autorità giudiziaria, dopo una segnalazione informale all'allora direttore generale da parte del parlamentare Francesco Emilio Borrelli (Alleanza Verdi Sinistra). La denuncia fu presentata nella stessa giornata della segnalazione. Le indagini vennero affidate alla Polizia investigativa della Polizia locale.

Al centro dell'inchiesta, le presenze false tra il personale impegnato nel centro di prima accoglienza di via De Blasiis, dove i dipendenti svolgevano mansioni di pulizia, custodia e facchinaggio. In particolare, uno dei lavoratori avrebbe timbrato anche per un collega, certificandone indebitamente la presenza in servizio.

Napoli Servizi ha fatto le contestazione disciplinari

Sulla base degli esiti investigativi, Napoli Servizi ha avviato i procedimenti disciplinari. I licenziamenti sono stati notificati il 2 gennaio 2026 a tre dipendenti, mentre per un quarto il provvedimento è arrivato successivamente, perché il lavoratore si trovava in malattia. E non si può licenziare un dipendente ammalato. Uno dei quattro dipendenti, come detto, non ha impugnato il licenziamento entro i termini e per lui è diventato definitivo. Altri due, invece, hanno presentato ricorso e la sentenza di settembre riguarda il primo dei due. Il secondo giudizio è ancora in corso. Un ulteriore dipendente, licenziato successivamente, non avrebbe ancora impugnato il provvedimento.

Nella motivazione, il giudice sottolinea come la condotta abbia compromesso il vincolo fiduciario, considerando non soltanto il danno economico, ma anche quello all'immagine di una società in house a totale partecipazione comunale, impegnata in servizi di pubblica utilità. "La condotta del lavoratore – si legge nella pronuncia, che considera legittima la massima sanzione espulsiva – reiterata e grave anche sotto il profilo soggettivo con le quali è stata realizzata, lede, quindi, irrimediabilmente il vincolo fiduciario con l’amministrazione datrice di lavoro e giustifica la massima sanzione espulsiva". Napoli Servizi, che si considera parte lesa nella vicenda, si aspetta un esito analogo anche per gli altri procedimenti e ha annunciato negli scorsi mesi iniziative di sensibilizzazione rivolte al personale.

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