Presenzano, stalking al sindaco per farsi affidare l’appalto da 2.5 milioni, arrestato imprenditore

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A cura di Nico Falco
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Ai domiciliari (poi revocati) l’imprenditore Mirko Romanelli: avrebbe perseguitato il sindaco di Presenzano, Andrea Maccarelli, per costringerlo ad affidargli illecitamente un appalto pubblico.

Avrebbe tormentato per mesi il sindaco di un piccolo comune del Casertano, con diffamazioni, telefonate anonime e minacce, per costringerlo ad aggiudicargli un appalto pubblico da due milioni e mezzo di euro relativo alla messa in sicurezza dei territori a rischio idrogeologico. Un "pressing" asfissiante, che ha però portato alle manette. Protagonisti di questa storia Andrea Maccarelli, 41 anni, sindaco di Presenzano, e l'imprenditore Mirko Romanelli, 34 anni, di Mignano Montelungo, sempre nel Casertano; la gara di appalto si è comunque svolta e non è stata aggiudicata all'uomo.

L'ordinanza del gip è stata eseguita dalla Guardia di Finanza è stata eseguita il 19 aprile: inizialmente Romanelli è stato sottoposto ai domiciliari ma, dopo l'udienza davanti al gip, la misura è stata revocata e sostituita con una alternativa. Le indagini, partite a seguito della denuncia sporta da Maccarelli, sono state condotte dalle Fiamme Gialle della Tenenza di Sessa Aurunca (Comando Provinciale di Caserta) e coordinate dalla Procura di Cassino, competente per territorio.

I fatti cominciano nel gennaio 2024 e ruotano intorno all'aggiudicazione dell'appalto. Secondo quanto ricostruito il 34enne avrebbe messo in atto, si legge nel comunicato della Guardia di Finanza, "una offensiva intimidatoria e persecutoria finalizzata a costringere il sindaco" "ad assecondare le sue pretese in relazione  all’aggiudicazione fraudolenta di appalti pubblici e al pagamento indebito di oltre 40 mila euro per lavori mai eseguiti."

La "sistematica condotta vessatoria" sarebbe consistita in "pressioni, minacce, molestie, diffamazioni, appostamenti, pedinamenti, telefonate anonime, messaggi tramite social network e contatti diretti presso l’abitazione privata e la sede comunale". Le condotte illecite, secondo gli inquirenti, configurerebbero i reati di estorsione, turbata libertà degli incanti e atti persecutori; da qui l'applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari e dell'interdizione dell'attività imprenditoriale per un anno.

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