Calchi di una precisione quasi assoluta quelli ritrovati nello scavo di Civita Giuliana, poco distante da Pompei. Due persone tra le tante vittime dell'eruzione del Vesuvio del 79 dopo Cristo, quasi duemila anni fa, che riemergono dal passato, e che forse possono dire di più sul tipo di eruzioni del vulcano attivo che si trova a ridosso di Napoli. Anche per questo le scoperte degli archeologi si intrecciano con gli studi dei geologi e dei vulcanologici, che da sempre osservano il Vesuvio e la sua attività.

Come evidenziato dal video pubblicato dal Parco Archeologico di Pompei, la tecnica utilizzata per i calchi è quella ideata già nell'Ottocento da Giuseppe Fiorelli. Tecnica che prevede una colata di gesso liquido nelle cavità lasciate dai corpi, che permette così, con il raffreddamento successivo, di ottenere dei calchi praticamente perfetti e minuziosi. I lavori degli archeologici, coordinati anche dalla Procura di Torre Annunziata dopo che nel 2017 venne scoperto un "traffico" di tombaroli, sono continuati anche a novembre, nonostante la chiusura del Parco Archeologico di Pompei a causa del coronavirus. Le indagini e gli scavi sono proseguite fino all'eccezionale scoperta resa pubblica in queste ore.

Si tratta forse un magistrato romano ed uno schiavo

I due calchi, con ogni probabilità un giovane schiavo ed il suo padrone, sono stati ritrovati in condizioni più uniche che rare. I due sono stati con ogni probabilità uccisi quasi sul colpo attorno alle 9 del mattino del 25 ottobre del 79 dopo Cristo, nel secondo giorno dell'eruzione del Vesuvio, quando la corrente piroclastica si riverserò in direzione della costa travolgendo ogni cosa lungo la propria direttrice di marcia: tra queste, c'erano la vicina Ercolano, all'epoca una sorta di sobborgo residenziale dei ricchi patrizi napoletani, e la stessa Pompei, che da pochi anni aveva "perso" la sona agricola, diventata "indipendente" con il nome di Nuceria (il fenomeno, storicamente, è noto come "deduzione" e portò anche a violenti scontri tra pompeiani e nocerini in occasione di gare sportive all'Anfitearo, tali che Nerone decretò la chiusura dell'impianto di Pompei per due anni).

Civita Giuliana, il sobborgo fuori le mura di Pompei

Il ritrovamento di oggi è avvenuto a Civita Giuliana, sobborgo di Pompei che si trovava poco fuori le sue mura. Con ogni probabilità, si trattava di una enorme villa romana, abitata da qualche importante politico romano: forse lo stesso il cui calco è stato ritrovato quest'oggi, come dimostrerebbero anche alcuni residui di un mantello ritrovato accanto a lui. Ma anche i resti di cavalli nella stalla, tra cui un prestigiosissimo sauro bardato con rifiniture particolarmente lussuose, gli affreschi nella villa e quant'altro è scampato alla distruzione, rivelerebbero che il proprietario fosse qualcuno di importante: un senatore, o forse un alto magistrato. Al suo fianco, un ragazzo più giovane, probabilmente uno schiavo che con lui stava fuggendo: lo stesso sauro sembrava infatti "preparato" per una partenza imminente. I loro calchi, a differenza di quelli ritrovati ed appartenenti alla "prima ondata" dell'eruzione, presentano dettagli sorprendenti: tra questi, perfino il calco delle vene delle mani.