Pizzeria chiusa per “puzza di pizza” a Portici, carabiniere citato a giudizio per tentata violenza privata

"Percezioni olfattive moleste", così l'Asl aveva motivato la chiusura. E loro, in modo provocatorio, avevano rilanciato col cartello: "chiuso per puzza di pizza". La vicenda è quella della pizzeria Danese di Portici (Napoli), finita anche al centro di una querelle politica. Ora la Procura di Napoli ha citato in giudizio un carabiniere: secondo l'accusa formulata, facendo leva sull'appartenenza all'arma avrebbe più volte intimato ai titolari di chiudere il negozio; il militare dovrà comparire il prossimo 17 settembre davanti a un giudice del Tribunale di Napoli per l'udienza predibattimentale.
Il caso era scoppiato agli inizi del 2025, quando per la pizzeria del Napoletano, gestita dalla coppia di imprenditori Grazia Ardito e Mario Danese, era scattata la chiusa su disposizione dell'Asl; dal controllo, scaturito a seguito delle lamentele di alcuni condomini, erano emerse le "percezioni olfattive moleste". I due, genitori di quattro bambini, avevano investito il loro futuro nell'attività da asporto, aperta grazie a un finanziamento di Invitalia nell'ambito del progetto "Resto al Sud". Il legale della coppia, l'avvocato Maurizio Capozzo, in una intervista, aveva classificato il provvedimento di chiusura come accanimento.
Poi la pizzeria era stata riaperta, grazie all'intervento di Vincenzo Cuomo, allora sindaco di Portici, e la questione era diventata politica, con un botta e risposta tra il primo cittadino e Carmela Rescigno, all'epoca presidente della commissione regionale anticamorra. In questo contesto, il ruolo del carabiniere indagato: secondo le accuse avrebbe più volte, dall'ottobre 2022 al 13 settembre 2025, intimato ai due titolari di chiudere la pizzeria; un comportamento che, per la pm titolare del fascicolo, configura il reato di tentata violenza privata continuata.