Elezioni amministrative 2027

Pd Napoli, crisi di Ferragosto sulle Municipalità: due mini-rimpasti infiammano i Dem

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Capo cronaca Napoli
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Francesco Dinacci, Pasquale Esposito, Antonio Marciano
Girandola di nomine alla Settima e Nona Municipalità, tutte in casa Pd. Tensioni fra le correnti Dem.

Per qualcuno nel Pd partenopeo chiamarla «crisi» è troppo. Forse l'appellativo «ferragostana» aiuta a ridurre il peso di decisioni e sfoghi che, tuttavia, non sono certo sintomi di una situazione tranquilla nel Partito Democratico di Napoli. L'effetto domino è stato innescato, lo scorso 31 luglio, alla Municipalità 6 (Ponticelli, Barra, San Giovanni a Teduccio), dove il presidente Sandro Fucito (Sinistra) ha rotto con la maggioranza del sindaco Manfredi, Pd compreso, nominando il fratello dell'ex sindaco Luigi De Magistris, Claudio, nella giunta di quartiere. Una volta rotto il primo uovo nel paniere municipale, ad arrivare alla frittata è un attimo.

Negli ultimi giorni un doppio mini-rimpasto, alla Municipalità 7 (Secondigliano, Miano, San Pietro a Patierno) e alla Municipalità 9 (Pianura-Soccavo) ha innescato malumori e veleni nei Dem napoletani. Ma andiamo con ordine. Alla settima il presidente Antonio Troiano ha formalizzato l'ingresso in giunta di Fabio Russo. Quest'ultimo, vicino all'area del vicepresidente della giunta regionale Mario Casillo, è esponente del Pd di Soccavo, tutt'altra zona rispetto a Miano.

Russo è dello stesso territorio di Tommaso Nugnes, subentrato consigliere comunale al posto di Salvatore Madonna (sempre fedelissimo di Casillo), eletto consigliere regionale Pd. E proprio alla Municipalità 9 il presidente Andrea Saggiomo ha sì coperto il posto lasciato vacante dal Dem  ma ha anche revocato dalla vicepresidenza Enza Varchetta, sostituendola con Giorgio Birra. Una girandola fra democratici, giocata nel rapporto tra le aree di Casillo e della consigliera regionale Bruna Fiola. Il tutto, senza passare per la segreteria di via Santa Brigida.

Fin qui sarebbe normale riposizionamento di truppe in vista del 2027. Fatto sta che il consigliere comunale Pd Pasquale Esposito, dell'area Schlein, vicino al deputato Marco Sarracino, apre le danze degli sfoghi agostani a mezzo social contro la segreteria provinciale guidata da Francesco Dinacci: «È difficile non vedere in questa scelta l'ennesima dimostrazione di una gestione politica priva di una strategia territoriale», ha scritto, chiedendosi «quale contributo concreto può dare, in così poco tempo, una persona che non appartiene a quel territorio e che non ne ha mai seguito direttamente le problematiche?». Per Esposito «il Pd non può arrivare alle prossime Elezioni Amministrative in queste condizioni».

A rispondergli, su Facebook, velenosissimo, Antonio Marciano, ex consigliere regionale oggi in segreteria campana con Piero De Luca che gli ha rinfacciato incoerenza: «Non ricordo la tua voce critica e contraria», dice Marciano, ricordando come lo stesso Esposito, da responsabile enti locali di una precedente segreteria, non avesse mai a suo dire sollevato obiezioni su dinamiche simili.

«A proposito: gli assessori al Comune di Napoli in quale assemblea del Pd ne abbiamo potuto discutere?» continua Marciano e il riferimento è alla nomina di Valerio Di Pietro, indicato da Sarracino nella giunta comunale di Gaetano Manfredi. Esposito nel 2027 spera di essere ricandidato al Consiglio comunale o alla presidenza di Municipalità. Dall'area Casillo, intanto, arrivano spiegazioni molto nette per ricomporre il quadro: «È un riequilibro resosi necessario da squilibri iniziali nella composizione delle giunte municipali». E per quel che riguarda la Municipalità 7, a Miano – spiegano a Fanpage  i casilliani – esisteva un patto tra Esposito e il compianto Ciro Formica per alternarsi nell'assessorato due anni a testa e questo è quanto, null'altro da discutere.

Il segretario metropolitano del Partito Democratico Francesco Dinacci, non si scompone molto, forse cosciente del fatto che di scene così, in periodo di posizionamenti pre-elettorali, se ne vedranno molte a Napoli. Dunque prova a distinguere i due casi. Sulla settima Municipalità spiega: «La segreteria metropolitana ha riunito molte volte il gruppo Pd per accompagnare la riflessione territoriale, con l'obiettivo di mantenere l'unità del campo largo. Al termine di questo percorso di confronto, dal gruppo di municipalità sono emerse due proposte,  di cui una risultata prevalente, per l'indicazione nella giunta del presidente Troiano, che si è poi assunto la piena responsabilità politica della scelta definitiva». Sulla nona Municipalità, invece, ammette che il mini rimpasto agostano «si è svolto in modo non concordato», pur restando la segreteria «concentrata a rafforzare la visione nuova della città».

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