Questa mattina, un uomo che abita di fronte casa mia, a Secondigliano, è stato ricoverato d'urgenza per il coronavirus. La scena è sempre la stessa: la frenata brusca dell'ambulanza, l'incedere dei sanitari in tenuta anti-Covid, le scale salite di corsa in un vociare di richieste e indicazioni: "Terzo piano?". "Seconda porta a destra, salite". Tutto il quartiere affacciato a sperimentare un silenzio che mischia ogni gamma di emozione, dalla solidarietà alla paura. Poi, i sospiri e i sobbalzi di tutti, come in un brutto film dell'orrore, quando l'uomo esce in barella, non esattamente cosciente e già coperto dalle plastiche dell'ossigeno.

Conosco quell'uomo come si conoscono generalmente le persone che abitano nella tua stessa strada, di vistaEppure, ho sofferto come fosse uno di famiglia. Ho sofferto perché sono consapevole che una cosa del genere può accadere a me, o a un mio familiare, in qualsiasi momento. Ho sofferto e ho pensato agli scontri di venerdì sera, proprio sotto la redazione di Fanpage.it, la mia seconda casa – e per certi versi la prima, dato il tempo che vi trascorriamo io e i miei colleghi. Ho pensato che la disperazione e la frustrazione delle persone, tante persone che si trovano in difficoltà economiche, ha lasciato il posto alla violenza. E quando c'è la violenza non ci può essere giustificazione.

Poi ho letto e ho ascoltato le ragioni del giorno dopo. Di tutte quelle persone che sui social – e non in piazza ma sui social, dai loro cantucci, dai loro divanetti, dai loro metri quadri di comodità – ci dicono che è giusto, che Napoli ha un grande cuore, che Napoli si ribella. C'è chi sta paragonando questo clima di rivolta e i suoi protagonisti agli eroi delle Quattro Giornate di Napoli. Non vi azzardate neppure a paragonare questi tempi balordi alla piaga del nazifascismo. Non vi azzardate neppure a paragonare chi tra loro vive da anni in zone grigie, a dispetto di leggi e persone, con chi scese per le strade a lottare per l'uguaglianza e per la giustizia, contrattaccando le forze naziste che minacciarono – e misero in atto – i rastrellamenti in città. Quello era un coprifuoco, quella era una restrizione di una libertà. Quelli che combatterono contro quella minaccia, furono eroi. Non vi azzardate neppure a chiamarli eroi quelli di venerdì sera e quelli dei prossimi giorni. Studiatele meglio le Quattro Giornate di Napoli, e capirete l'errore di semplificazione che state facendo.

Chi ci governa ha le sue colpe, soprattutto di aver addossato tutte le responsabilità su di noi. Dobbiamo fare fronte comune, mai come in questo momento. Il tempo per tirare le somme e ricevere aiuto, arriverà. Ma in questa guerra invisibile, i veri eroi rispettano le leggi. Fatelo anche voi. Perché oggi sono venuti a prelevare l'uomo che abita di fronte casa mia. Domani – o tra poche ore – potrebbero venire a prelevare quello che abita di fronte casa vostra.