Il pittore Seicentesco Luca Giordano, in un autoritratto conservato agli Uffizi
in foto: Il pittore Seicentesco Luca Giordano, in un autoritratto conservato agli Uffizi

C'è anche una “Madonna del Rosario e Santi Domenicani” di Luca Giordano, larga 4 metri e alta 2,64 metri, tra i circa 400 dipinti scoperti nei depositi sotterranei del castello Maschio Angioino di Napoli. Dimenticati per decine di anni e ritrovati, poi, in maniera quasi fortuita, dopo le ispezioni per verificare i danni del maltempo che ha colpito la città a fine novembre. La scoperta del “tesoro” del Castel Nuovo, con opere che vanno dal Trecento ai giorni nostri (dipinti, statue, arredi), risale al 1 dicembre scorso, quando gli addetti del Comune hanno riaperto le sale dove erano custodite le opere, in molti casi deteriorate per l'umidità e l'abbandono, per verificare se fossero allagate.

La tela di Luca Giordano sarà restaurata ed esposta

Tra gli altri dipinti di grandi dimensioni ritrovati figurano anche opere di Giacinto Diano, Jacopo Cestaro e Francesco De Mura. Il Comune di Napoli, d'intesa con la Soprintendenza ai Beni Culturali, che è subito stata informata del ritrovamento, ha deciso di restaurare sia la tela di Luca Giordano che un altro dipinto di uno degli autori maggiori ritrovati, con l'obiettivo poi di esporli nel Museo di Castel Nuovo appena possibile. Il restauro comporterà, tra le altre cose, la rimozione della velinatura, il consolidamento tra supporto, strati preparatori e pellicola pittorica, l'eventuale sigillatura dei fori di sfarfallamento del telaio ligneo attaccato da insetti xilofagi, la pulitura, con la rimozione di materiali e sostanze soprammesse di varia natura, la stuccatura, la verniciatura, la reintegrazione pittorica e quindi la protezione finale.

Nel complesso sono stati ritrovati circa 400 dipinti databili dal XIV al XVIII secolo, di autori della scuola napoletana, tra cui Luca Giordano, Giacinto Diano, Jacopo Cestaro, Francesco De Mura, Paolo De Matteis, Giuseppe Bonito, Agostino Beltrano, Giacinto Diano, Onofrio Avellino. In particolare di 150 dipinti su tela e tavola, su un totale di oltre 400 dipinti provenienti dagli Ex Ipab, e di oltre 200 dipinti provenienti da doni o acquisti del Comune dal 1861 ad oggi.

Da dove arrivano i dipinti del tesoro d'arte

Ma da dove arrivano questi dipinti? Il Comune possiede un enorme patrimonio di beni artistici, dall'antichità greco-romana, come la Collezione Santangelo custodita al Museo Archeologico Nazionale di Napoli (Mann), fino ai giorni nostri. Un tesoro costruito nel tempo attraverso acquisti, donazioni e con la legge regionale 65 del 1980 con la quale sono passati al Comune gli edifici ecclesiastici cittadini degli enti soppressi, ossia gli Istituti per l'Assistenza e la Beneficenza (Ipab), come la Real Casa dell'Annunziata, l'Albergo dei Poveri, l'Istituto per l'Istruzione e l'Educazione Femminile Sant'Eligio, e con essi anche tutte le opere d'arte che c'erano all'interno: dipinti, arazzi, sculture, argenteria.

Quando nel 1980 ci fu il terremoto, molti edifici ex Ipab furono danneggiati. Il Comune, in accordo con la Soprintendenza, prelevò le opere d'arte dagli edifici per salvarle da furti e danni e in parte le affidò ai musei cittadini. Alcune finirono a Capodimonte, altre a Palazzo Reale, altre andarono a Palazzo San Giacomo, altre ancora in depositi temporanei nel Salone delle Colonne dell'Annunziata, poi in via definitiva al Maschio Angioino. Qui potrebbero essere rimaste sepolte nei sotterranei e dimenticate da decenni, fino al ritrovamento di dicembre scorso. Solo ipotesi, al momento, al vaglio degli esperti.