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Napoli aveva perso il suo grande festival: il Noisy prova a riempire il vuoto lasciato dal Neapolis

Il Noisy Naples Fest rilancia l’idea del grande festival a Napoli: due giorni di musica, ventimila spettatori e la speranza di un appuntamento fisso.
Skunk Anansie al Noisy Naples Fest 26 – ph Titti Fabozzi
Skunk Anansie al Noisy Naples Fest 26 – ph Titti Fabozzi

Napoli ha una storia importante di Festival musicali. A ridosso degli anni 2000, probabilmente c'è stato l'ultimo momento d'oro, con il Neapolis Festival che aveva portato in città artisti come David Bowie, R.E.M., The Prodigy, Patti Smith e LCD Soundsystem, oltre a grandi nomi della musica italiana come Vasco Rossi. Da anni, però, in città si vive con la sensazione che non si riesca più, per un motivo e per l'altro, a ricreare un grande festival cittadino, degno di questo nome. Sono tantissime le rassegne degne di nota o festival di settore, ma sono formule che non riescono a creare una sorta di fidelizzazione da parte del pubblico. E neanche un'atmosfera degna di un evento che ti regala vari set in un solo giorno.

Negli ultimi anni Piazza del Plebiscito e lo stadio Maradona hanno cercato di ovviare con alcuni concerti che riescono solo in parte a soddisfare la voglia di grandi nomi internazionali del pubblico partenopeo. A differenza di grandi città come Milano, Firenze, Roma, all'ombra del Vesuvio è difficile portare artisti importanti, a parte qualche caso raro, come avvenuto con i Coldplay al Maradona tre anni fa. Ci sono, da sempre, problemi logistici importanti, ma anche di infrastrutture. Un limite che relega Napoli nelle retrovie della mappa degli appuntamenti musicali internazionali da non perdere.

Il pubblico al Noisy Naples Fest – ph Titti Fabozzi
Il pubblico al Noisy Naples Fest – ph Titti Fabozzi

Eppure qualcosa pare che stia provando a muoversi. Ultimamente, come rassegna, si è mosso bene il BOP – Beats of Pompei che, grazie a una location unica – l'Anfiteatro degli Scavi di Pompei -, ha portato nell'area vesuviana headliner internazionali come Nick Cave, Ben Harper, Bryan Adams, tra gli altri. Ha ospitato anche numerosi artisti italiani di rilievo e, per spaziare tra i generi, ha inserito in cartellone anche alcuni grandi nomi del metal internazionale, facendo sempre sold out. Ma siamo ancora nell'ambito delle rassegne.

Chi ha tentato di trasformarsi e mettere su qualcosa che si avvicinasse all'idea più ampia di evento è il Noisy Naples Fest, che quest'anno ha cambiato formula. Da rassegna di più giorni all'Arena Flegrea si è trasformato, in parte, in un festival vero e proprio. Negli anni è diventato uno dei progetti più riconoscibili in città, uno di quelli da cui aspettarsi cose internazionali (lo scorso anno furono i Massive Attack, ma ci sono stati Sting, Noel Gallagher, Robert Plant, Chick Corea, Kamasi Washington e Paul Kalkbrenner, tra gli altri). Quest'anno ha tentato il salto e lo ha fatto sulla scia, appunto, del Neapolis Festival, l'esempio più recente impresso nella memoria di chi ama il rock.

Niente più anfiteatro di Fuorigrotta, ma l'evento si è spostato alla Mostra d'Oltremare, mettendo un freno alla frammentazione dei concerti e chiudendo un appuntamento di due giorni che ha puntato, almeno per questa prima edizione, sulla nostalgia. E la nostalgia, si sa, paga. Lo abbiamo imparato in questi ultimi anni e il Noisy ci ha puntato chiamando in città band come Franz Ferdinand, Skunk Anansie, Kasabian, oltre a Subsonica e Planet Funk, tra gli altri. Nello spazio che per anni è stato teatro del Neapolis, uno dei festival rock più importanti d'Italia, gli organizzatori hanno ricreato un'atmosfera di festa.

Kasabian al Noisy Naples Fest – ph Titti Fabozzi
Kasabian al Noisy Naples Fest – ph Titti Fabozzi

Con il palco montato davanti al teatro Mediterraneo e affacciato su tutta la Mostra, il Noisy ha attirato circa ventimila persone in due giorni. Diciamoci la verità: ci voleva. È assurdo che una città come Napoli non avesse un appuntamento di questo livello. La città non è mai rimasta senza concerti, ma negli ultimi vent'anni aveva perso un festival capace di diventare un appuntamento identitario, riconoscibile anche fuori dai confini cittadini

Chiaramente c'è da lavorare. La line up, per esempio, ha giocato su alcune certezze, con poca voglia di rischiare. Non a caso i Subsonica sul palco hanno scherzato proprio con l'età delle band presenti in cartellone. Nonostante ciò è stato bello rivedere band che hanno scritto canzoni che sono diventate cult, regalando la possibilità di unire diverse generazioni, dai fan incalliti a chi li ha scoperti in altro modo, come successo con i Kasabian, che hanno prestato varie canzoni a videogiochi famosi.

Due aspetti da rivedere sono i token, uno dei più grandi problemi per quanto riguarda i concerti, e una separazione netta della venue in tre macroaree: il Pit, la red zone e la green zone. Troppe aree per quello spazio. Insomma, si potrebbe trovare una mediazione per far sì che il festival sia sostenibile e ci siano meno intoppi per il pubblico. Nel complesso, però, il risultato è positivo. Si respirava una bella area, la Mostra è rodata, il pubblico si è goduto una due giorni di buona musica, la città è tornata a vivere un'atmosfera che non viveva da anni. Speriamo che in una città che spesso vive incessantemente di musica autoctona, questo spazio possa diventare un appuntamento fisso anche per gli anni a venire, aprendo una "nuova" prospettiva alla città.

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Giornalista dal 2005, sono responsabile dell'Area Musica di Fanpage.it dal 2013. Sono stato tra i fondatori di Agoravox Italia, e ne sono stato direttore dal 2011 al 2013. Ho scritto di musica, tra gli altri, per Freakout Magazine e Valigia Blu e sono stato relatore al Master di I° livello “Scuola di Giornalismo Post Laurea” dell'Università degli Studi di Salerno. Sono stato per diverse edizioni tra i relatori al Festival Internazionale del giornalismo di Perugia.
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