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Valeria Parrella: “Sfrattata da Bagnoli per il bradisismo. Le istituzioni? Usano Napoli per la propria carriera”

Valeria Parrella ha lasciato Bagnoli a causa del bradisismo e denuncia istituzioni lente e opportuniste, accusate di usare Napoli come tappa di carriera.
A cura di Francesco Raiola
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Valeria Parrella
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Valeria Parrella è tra le persone che hanno dovuto abbandonare Bagnoli – e Napoli, in generale – a seguito del bradisismo che ha colpito i Campi Flegrei in questi ultimi anni. La scrittrice si è trasferita a Modena, dove ha riorganizzato la propria vita. Non una scelta volontaria, visto che la sua casa risulta tra quelle a cui sono stati apposti i sigilli alla casa a causa proprio dell'attività sismica che nei mesi scorsi ha causato non pochi problemi alla zona. Parrella viveva il suo quartiere in maniera attiva, vicina alle istanze di lotta storiche di Bagnoli, che spesso faceva da sfondo alle sue interviste televisive. Questo attivismo è ciò che amava e ama particolarmente di quel mondo da cui è stata costretta ad allontanarsi.

Lo ha spiegato a Fanpage a margine di un'intervista fatta per raccontare il suo nuovo libro per Feltrinelli, "La ragazzina". Un'opera che parte dalla storia di Giovanna D'Arco per parlare del presente. Un libro politico, come lo ha definito lei stessa, che racconta come una ragazzina preadolescente abbia sovvertito le regole medievali su guerra, esercito e donne. Un'eroina, contadina analfabeta, che riuscì, ispirata dalle voci divine di San Michele, Santa Caterina e Santa Margherita, a guidare l'esercito francese contro gli inglesi nella Guerra dei Cent'anni e fece incoronare Carlo VII a Reims. Ma visto che il sistema di potere non poteva accettare un'anomalia così grande, Giovanna fu catturata, processata per eresia e bruciata viva a soli 19 anni.

Nell'intervista a Fanpage, Valeria Parrella racconta il libro e il suo fil rouge ma fa anche una digressione su Napoli. "Sono stata ‘bradisismata' – spiega la scrittrice, usando un neologismo -. In realtà sono residente a Napoli, voto a Napoli, pago la Tari a Napoli e vivo nella ‘Repubblica Autonoma di Bagnoli‘. Ci vivo benissimo, ma vivo anche un grande conflitto. Bagnoli è un quartiere meraviglioso, di Ermanno Rea, degli operai dell'Italsider, del centro sociale occupato Medusa". Parrella lo racconta proprio come un posto di grande coesione sociale, che oggi viaggia a due velocità: "Da un lato i grandi progetti come l'America’s Cup, dall'altro la burocrazia che blocca tutto. Io stessa ho avuto i sigilli in casa per questioni edilizie e sto cercando di ripristinare tutto, ma le pratiche sono ferme perché mancano gli impiegati, un direttore dei lavori mi ha detto così".

Per far comprendere l'importanza della lotta sociale Parrella racconta un aneddoto: "Sotto casa mia hanno messo un alberello: sai perché gli alberi di Bagnoli sono ancora in piedi e non hanno subito la mattanza di quelli di Posillipo? Perché un'attivista si è opposta fisicamente e con le PEC. Napoli è molto più forte e più bella di chi l’amministra. È fatta di cittadini combattenti che ogni giorno si svegliano e raccontano, a suoni di PEC e mobilitazione, come si fa la cittadinanza".

Parrella invia anche un monito a chi amministra la città: "L'impressione è che per le attuali istituzioni Napoli sia solo un passaggio nel loro cursus honorum. Tipo: ‘Faccio il Rettore dell'Università, il Ministro della Repubblica e alla fine la sindacatura di Napoli', ci sta bene nel cursus honorum. Ma questo non c’entra nulla con l'anima della città". Un ultimo pensiero è per una persona che l'ha aiutata in un momento di bisogno: "A proposito di Bagnoli: ‘La ragazzina' è dedicata ad Antonio Biasiucci perché mi ha prestato il suo studio ai Tribunali per scrivere: a Bagnoli avevamo i sigilli e vivevamo nel mio studio che è un monolocale, quindi scrivere lì era impossibile. Mi ha regalato quella ‘stanza tutta per sé' per citare di Virginia Woolf e gliene sono grata".

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