Municipalità, i consiglieri di Napoli non restituiranno i gettoni per ora: pronte decine di lettere di contestazione al Comune

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Riunione al Comune del gruppo Manfredi sindaco con gli avvocati sulle richieste di rimborso dei gettoni dei consiglieri municipali.

Decine di lettere di contestazione al Comune di Napoli sono pronte a partire dai consiglieri delle Municipalità destinatari delle richieste di rimborso per i gettoni del 2016 ritenuti illegittimi. Palazzo San Giacomo, infatti, il 13 agosto scorso ha inviato le prime diffide, invitando i rappresentanti dei parlamentini a restituire gli emolumenti, a suo giudizio non dovuti, percepiti dieci anni fa. Le comunicazioni fungono da interruzione della prescrizione e sono finalizzate a recuperare le indennità per quelle riunioni di commissione giudicate irregolari, perché convocate su temi fumosi o perché non seguite da delibere o atti. Le cifre vanno da 300 ad oltre 2mila euro a consigliere, da versare entro 15 giorni. Ma i rappresentanti dei parlamentini non sembrano intenzionati a pagare. Al posto dei bonifici, partiranno, invece, le lettere di controdeduzione.

Questa la strategia emersa dalla riunione di oggi con gli avvocati nella Sala Pignatiello di Palazzo San Giacomo, a quanto apprende Fanpage.it da fonti accreditate. Un confronto convocato dal Gruppo Manfredi sindaco, ma aperto a tutti i consiglieri comunali e municipali, che è stato anche molto partecipato. All'incontro hanno offerto assistenza legale gratuita 4 avvocati – un amministrativista, un giuslavorista e due civilisti – dello studio dell'avvocato Federico Manna, che è anche consigliere municipale alla I Municipalità di Chiaia-Posillipo. Risarcire il Comune, infatti, questo il succo del ragionamento, equivarrebbe ad una ammissione di responsabilità. I consiglieri, invece, sono convinti di poter dimostrare la loro buona fede e di aver partecipato alle commissioni contestate nell'interesse della collettività.

Le richieste di rimborso arrivate in quattro Municipalità

La vicenda è quella che è stata ribattezzata la "Gettonopoli" delle Municipalità e riguarda una particolare interpretazione dell'ex articolo 65 del regolamento del Comune di Napoli che ad oggi potrebbe far ritenere non legittime alcune commissioni dei consigli municipali carenti di alcuni requisiti. L'argomento è stato al centro di un serrato dibattito giuridico negli ultimi mesi anche tra i diversi uffici del Comune di Napoli ed il segretario generale. Ma la svolta è arrivata dopo l'inchiesta della Corte dei Conti sui gettoni e sui rimborsi ai datori di lavoro dei consiglieri municipali. Le cifre da rimborsare sono stimate in circa 1,5 milioni di euro, al momento, ma potrebbero salire. Anche perché le diffide arrivate il 13 agosto riguardano solo i gettoni e non includono i rimborsi. Inoltre, le lettere del Comune sono arrivate solo a 4 Municipalità su 10: la I Chiaia-Posillipo, la VI Barra, San Giovanni a Teduccio, Ponticelli, la IX Soccavo-Pianura e la X Bagnoli Fuorigrotta.

I sopralluoghi della Guardia di Finanza negli scorsi mesi hanno interessato anche le altre Municipalità. La vicenda tiene col fiato sospeso i 300 consiglieri municipali ed anche alcuni consiglieri comunali, che in passato hanno avuto incarichi politici nei parlamentini. Le lettere al momento riguardano chi era in carica nelle due consiliature de Magistris, la prima, conclusasi nei primi 4 mesi del 2016, e la seconda, terminata nel 2021. Ma le richieste di rimborso, come detto, riguardano per ora solo l'annualità 2016, non anche le successive. Sull'onda della polemica dei costi dei parlamentini, il consiglio comunale a marzo ha approvato una modifica allo Statuto che ha tagliato le spese, andando a porre un tetto al numero di convocazioni mensili (una scure da 650 euro al mese). Ma la riforma non ha sanato la questione per gli anni precedenti.

A metà luglio, poi, il sindaco Gaetano Manfredi ha rimosso tutti i direttori di Municipalità che si apprestavano ad inviare le lettere di restituzione, sostituendoli con nuovi dirigenti. Mentre la palla è passata in mano ad una task force guidata dal direttore generale Pasquale Granata. La vicenda, ad ogni modo, non sembra riguardare solo Napoli, casi simili si ritroverebbero anche in altre città italiane, tanto che il tema è all'attenzione anche dell'Anci, l'associazione nazionale dei Comuni, presieduta dallo stesso Manfredi. Mentre in parlamento si ventila l'ipotesi di una legge di sanatoria nazionale.

Gli avvocati in Municipio: non c'è rischio ineleggibilità

Ma qual è l'esito della riunione a Palazzo San Giacomo con gli avvocati? Il gruppo Manfredi sindaco ha organizzato un incontro con lo studio legale Manna, che si è reso disponibile gratuitamente, per offrire supporto a tutti i consiglieri municipali. Il vertice non si è tenuto in via Verdi, perché la sede del consiglio è in gran parte inagibile dopo l'incendio dell'8 agosto. L'obiettivo è quello di avere una strategia legale condivisa. All'incontro hanno partecipato sia consiglieri in carica che ex consiglieri.

I consiglieri delle 10 municipalità hanno posto delle domande e sono stati tranquillizzati dagli avvocati sotto il profilo dell'ineleggibilità. Da una prima analisi, infatti, le diffide inviate dal Comune non sarebbero da considerare come apertura di un contenzioso con l'amministrazione, in quanto si tratterebbe solo di un avviso di interruzione di termini di prescrizione. L'ipotesi di arrivare alla restituzione dei gettoni sarebbe remota. In questo caso, infatti, si aprirebbero altri e gravi scenari. Se una commissione dovesse essere dichiarata illegittima, si rischierebbe di risultare assenti ingiustificati al lavoro e i consiglieri rischierebbero il licenziamento. Senza contare, che, se fosse avallata questa interpretazione, potrebbero essere chiamati a responsabilità anche i dipendenti pubblici che hanno autorizzato i pagamenti dei gettoni, dalla ragioneria ai direttori generali.

C'è poi un altro punto contestato nelle diffide del Comune: queste ultime non avrebbero precisato con puntualità le circostanze dei gettoni richiesti. In questo modo, non si è data la possibilità ai consiglieri di poter conoscere precisamente la contestazione sollevata. Inoltre, il Comune avrebbe chiesto la restituzione della cifra lorda, comprensiva di oneri accessori e trattenute, che i consiglieri non hanno percepito. Infine, non sarebbe stata tenuta in considerazione la buona fede dei consiglieri né il diritto alla partecipazione politica che va tutelato. Il problema, insomma, non sarebbe economico ma di rispetto del lavoro fatto.

Alcuni consiglieri municipali, all'esito della riunione, hanno comunicato di aver deciso di fare accesso agli atti. Ma tutti risponderanno al Comune con le missive. Le lettere conterranno note di osservazioni critiche dove saranno rappresentati gli aspetti a sostegno delle tesi difensive. In base alle risposte del Comune, saranno poi programmate nuove riunioni con i legali.

Un'altra distinzione riguarda poi i diversi approcci che le Municipalità hanno tenuto in questi anni in merito alle regole di convocazione delle commissioni. Alcuni parlamentini come la III e la V Municipalità avrebbero approvato, infatti, delibere pubblicate sull'albo pretorio, che prevedevano una disciplina diversa per le convocazioni delle commissioni municipali, ammettendo la possibilità di convocazione a prescindere dall'approvazione di un documento. Questo dovrebbe aver messo al riparo i consiglieri di queste municipalità da eventuali contestazioni.

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