Legge sul fine vita in Regione Campania, i cattolici contro le proposte Pd e M5s sul suicidio medicalmente assistito

Era inevitabile che un tema di bioetica, il fine vita, generasse una serie di riflessioni e anche di dibattiti politici. Il mondo cattolico è contro le due proposte di legge regionale sul suicidio medicalmente assistito attualmente all'esame del Consiglio Regionale della Campania, una del Partito Democratico, una del Movimento Cinque Stelle. Ad esprimere «forte preoccupazione» è un florilegio di sigle e realtà cattoliche: Forum delle Associazioni Familiari della Regione Campania, Campania in Dialogo: Pastorale Familiare regionale, Caritas regionale, Pastorale sociale e del lavoro e Aggregazioni laicali.
Cosa prevedono le due proposte regionali? Ovviamente non possono legiferare né legalizzare il suicidio assistito medicalemente, materia competenza esclusiva dello Stato, anche se da anni il Parlamento e i governi non sono in grado di approvare una legge. Le proposte campane – come ha spiegato Fanpage che le ha analizzate – tentano di colmare un vuoto organizzativo del Servizio Sanitario Regionale e vogliono dare attuazione a quanto già stabilito da una serie sentenze della Corte Costituzionale: iter chiari, tempi certi e compatibili con le condizioni cliniche dei malati, per le verifiche sanitarie, evitando impietose battaglie legali con una persona che attende e si consuma giorno dopo giorno nella sofferenza.
Scrivono le realtà cattoliche regionali: «Pur nel rispetto delle diverse sensibilità presenti nella società e della sofferenza di tante persone colpite da malattie gravi e invalidanti, riteniamo che una materia così delicata richieda una riflessione più ampia sul significato della cura, della dignità della persona e della responsabilità della comunità nei confronti dei più fragili. Le proposte di legge – si legge ancora – si presentano come una disciplina organizzativa, ma di fatto introducono procedure, commissioni e strumenti finalizzati a rendere concretamente accessibile il suicidio medicalmente assistito all'interno del Servizio Sanitario Regionale. Una scelta che non può essere considerata neutrale e che solleva interrogativi sul ruolo stesso della sanità pubblica».
Secondo i cattolici è assente «la dimensione familiare, comunitaria e sociale». «La persona viene considerata quasi esclusivamente come individuo chiamato a esprimere una scelta autonoma, mentre rimangono sullo sfondo le relazioni che accompagnano ogni esperienza di malattia: la famiglia, gli affetti, i caregiver, il volontariato, le comunità locali». Il mondo cattolico italiano da tempo parla della necessità «di una legislazione nazionale capace di offrire un quadro unitario e di promuovere un confronto serio e approfondito nel Paese». Tuttavia questa legge non c'è. Da quasi un decennio la Corte costituzionale chiede invano al Parlamento di intervenire sulla morte volontaria medicalmente assistita.
La richiesta delle associazioni cattoliche al Consiglio Regionale della Campania è di «promuovere un confronto pubblico ampio e partecipato che coinvolga famiglie, operatori sanitari, associazioni, realtà del terzo settore, comunità religiose, esperti di bioetica e rappresentanti delle istituzioni, affinché il dibattito non venga ridotto a una questione esclusivamente procedurale, ma sappia interrogarsi sul significato della cura, della solidarietà e della responsabilità collettiva verso le persone più fragili».
Dunque politicamente è possibile che i referenti delle associazioni cattoliche saranno ascoltati in commissione Politiche sociali, ma una sintesi delle due proposte di legge dovrebbe avere numeri di maggioranza per passare in Aula e l'appoggio del governatore Roberto Fico.