
Cita anche Pino Daniele, il Papa, quando dice che “Napoli è una citta dai mille colori”. Il grido “Viva Napoli” è stato il leitmotiv del bagno di folla, urlante e festosa, che ha accolto Leone XIV a piazza Plebiscito dopo una mattina trascorsa al santuario di Pompei. Parole importanti, quelle del pontefice, per la capitale del Sud italiano, in linea, però, con quelle dei suoi predecessori: “In molte zone si scorge una vera e propria geografia della disuguaglianza e della povertà, alimentata da problemi irrisolti da tempo: la disparità di reddito, le scarse prospettive di lavoro, la carenza di strutture adeguate e di servizi, l’azione pervasiva della criminalità, il dramma della disoccupazione, la dispersione scolastica e altre situazioni che appesantiscono la vita di molte persone”.
Eppure, ha rimarcato papa Prevost, “in questa città scorre un anelito di vita, di giustizia e di bene che non può essere sopraffatto dal male, dallo scoraggiamento e dalla rassegnazione”. Parole di fiducia e di speranza, simili a quelle pronunciate, prima di lui, da Francesco, Benedetto XVI e Giovanni Paolo II. Segno che, in questi decenni, i problemi di Napoli restano più o meno gli stessi e non sono mai cambiati: una città immobile, dunque, dove i problemi atavici restano lì, ma la gente è di cuore e desiderosa del bene. Niente riferimenti al Vesuvio ed al mandolino, però, anche se per la pizza ci ha pensato il solito artigiano del lungomare, con un teatrino diventato ormai stucchevole.
In piazza Plebiscito, Leone XIV ha letteralmente omaggiato Napoli ed i napoletani, molti dei quali “coltivano il desiderio di una città riscattata dal male e guarita dalle sue ferite”, dei “veri e proprio eroi del sociale, donne e uomini che si prodigano ogni giorno con dedizione, talvolta anche solo col portare avanti fedelmente il proprio dovere, senza apparire, perché la giustizia, la verità, la bellezza si facciano largo tra le strade, nelle istituzioni, nelle relazioni”. Uomini e donne che, per il Papa dovrebbero essere maggiormente sostenute dallo Stato “per dare sicurezza e fiducia ai cittadini e togliere spazio alla malavita organizzata”. Il Papa ha quindi chiesto a tutti di “lavorare in rete” auspicando che non si spenga questa luce che avete iniziato ad accendere nel buio, non perda il suo colore questo sogno che state realizzando per una Napoli migliore e più bella”.
Il Papa ha anche fatto un importante riferimento al Patto Educativo, fortemente voluto dal prefetto di Napoli Michele Di Bari, “che ha trovato una risposta generosa nelle Istituzioni – il Comune, la Regione, il Governo – e anche in tante realtà ecclesiali e del Terzo settore. “Continuate a portare avanti questo Patto, radunate le forze, lavorate insieme, camminate uniti – Istituzioni, Chiesa e società civile – per sollevare la città, preservare i vostri figli dalle insidie del disagio e del male, per restituire a Napoli la sua chiamata ad essere capitale di umanità e di speranza”. Di Bari, è giusto ricordarlo, è amico personale di numerosi cardinali di Curia, è Gentiluomo di Sua Santità ed è molto ascoltato in Vaticano. Chiaro che chi ha scritto il discorso del Papa abbia voluto omaggiare lui pur senza nominarlo.
La novità, invece, sta nell’attacco all’overtourism che non riguarda solo Napoli, ma anche molte altre città italiane: “Napoli vive oggi un drammatico paradosso, alla notevole crescita di turisti fatica a corrispondere un dinamismo economico capace di coinvolgere davvero l’intera comunità sociale”. Rimane ancora segnata da un divario sociale che non separa più il centro dalle periferie, ma è addirittura marcato all’interno di ogni area, con periferie esistenziali annidate anche nel cuore del centro storico.”