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La storica sartoria teatrale Canzanella di Napoli rischia di chiudere per sempre

La storica sartoria cine-teatrale di Vincenzo Canzanella a Napoli rischia di chiudere per sempre. Col Covid si è azzerato il giro d’affari dell’antica azienda. Il titolare Vincenzo, 83 anni, grida il suo dolore ai microfoni di Fanpage.it: la ditta è a rischio sfratto ed è rimasta senza fornitura elettrica: “Le istituzioni ci aiutino”.
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La sartoria teatrale Canzanella di Napoli rischia di chiudere per sempre. Il Covid ha messo in ginocchio le attività teatrali, quelle cinematografiche – sono tanti i set attivi a Napoli – attingono le loro risorse altrove. E il risultato è che  C.T.N. 75 e la sua ‘anima', il maestro artigiano Vincenzo Canzanella, rischia di sparire dopo decenni di storia: il deposito è sotto sfratto e senza energia elettrica. A Fanpage.it Canzanella qualche giorno fa ha raccontato la sua storia, sintetizzata in un reportage che è stato visto da centinaia di migliaia di persone. Tanti messaggi, tanta solidarietà. Tuttavia ad oggi il Comune di Napoli la Regione Campania non hanno mosso un dito in pratica per aiutare l'ormai 83enne imprenditore per salvare l'attività.

Nella sartoria cine-teatrale di Canzanella ci sono 15mila capi di scena originali, la storia della commedia napoletana, del teatro  e del cinema d'eccellenza: Eduardo De Filippo, Nino Taranto, Luisa Conte, Pupella Maggio, Vittorio De Sica. Ma anche un abito della Divina, Maria Callas, panni di scena indossati da Marcello Mastroianni , da Ingrid Bergman nei film di Roberto Rossellini. Migliaia di storie che si intrecciano l'una con l'altra: è un museo senza bisogno di chiamarlo così.

Dopo sessant'anni di lavoro, l'ultraottantenne Canzanella,  oggi sta vivendo un incubo che non avrebbe mai immaginato. Ai microfoni di Fanpage.it si sfoga: «Da un anno non si mette più un punto – afferma -. È una disperazione, c'è un silenzio intorno a me, non sappiamo più che fine facciamo. Sono rimasto io, il cane e la sartoria». Il sogno era quello di voler ricominciare a lavorare e creare il "Museo del Teatro" nonostante l'età avanzata: «Io non ho lavorato solo a Napoli ma in tutto il mondo. Vedere come siamo ridotti oggi mi fa venire da piangere».

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