La Fondazione Premio Napoli dovrà trovare un nuovo presidente dopo l’annunciato addio di Maurizio de Giovanni

L'annuncio dello scrittore Maurizio de Giovanni che si dimetterà dalla Fondazione Premio Napoli, organizzatrice del principale riconoscimento letterario della città, è stato una sorpresa per molti, non per tutti. Che l'autore napoletano volesse lasciare, dopo tre anni di intenso lavoro, era una possibilità evidentemente già confidata a qualcuno. C'è stata una accelerata quando il deputato Piero De Luca, segretario del Pd Campania, gli ha chiesto di far parte della segreteria regionale del Partito Democratico con la delega a Cultura e Memoria. Maurizio de Giovanni è chiaramente un progressista e un antifascista che non ha mai fatto mistero delle sue opinioni, a volte anche molto critiche verso la sua area politica. Non è iscritto a partiti, nel corso degli anni il suo nome è circolato varie volte nel centrosinistra, sia come possibile assessore o candidato (Comune e Regione) e pure nella squadra nazionale della segretaria Pd Elly Schlein. Tutti rumors mai concretizzatisi in incarichi.
Chi andrà al posto di Maurizio de Giovanni a guidare la Fondazione Premio Napoli? Questione non semplicissima. Lo scrittore napoletano in questi anni non ha percepito compenso per il suo ruolo ed ha costruito una squadra di valore, spingendo su molte iniziative per invogliare i giovani alla lettura: laboratori, incontri con gli autori, la fortunata serie di appuntamenti "scrittori per la Costituzione" nei teatri con le scuole. È plausibile che l'autore del "Commissario Ricciardi" resti in carica fino a dicembre per chiudere la sua fase con le premiazioni ai vincitori del riconoscimento letterario. Poi spazio al futuro, seppur con orizzonte limitato: si tratterebbe di assumere la presidenza per un anno, perché nel 2027 ci sono le Elezioni Amministrative a Napoli.
È un tema in più sulla già affollata scrivania del sindaco di Napoli Gaetano Manfredi: il primo cittadino difatti è per statuto colui che nomina il presidente della Fondazione che dura per tutto il mandato del sindaco (salvo riconferme). La struttura ha una governance condivisa tra più enti pubblici: nel CdA siedono il presidente, un componente nominato dalla Regione Campania, uno designato dalla Città Metropolitana e l'assessore alla Cultura del Comune di Napoli o un suo delegato.
Manfredi potrebbe pure decidere una fase di "traghettamento", ma il 2027 sarà un anno cruciale per Napoli con l'America's Cup in casa e la città dovrà giocarsi bene ogni occasione. Dunque il sindaco potrebbe legittimamente voler continuare a puntare in alto offrendo la presidenza ad un altro intellettuale di valore. «Non ci vuole la zingara» per immaginare uno dei papabili. È Roberto Saviano, 46 anni, scrittore, sceneggiatore, autore e personaggio televisivo. Saviano di recente ha incontrato Manfredi ed era sinceramente emozionato per essere stato ricevuto, era la prima volta in vent'anni, al Comune di Napoli, tra i due c'è stato un buon feeling.
Chi lo conosce e sa come ragiona, immagina che l'autore di "Gomorra" e di tanti altri libri di successo sia disponibile ad una proposta per un ruolo sua città. Il tema sono le condizioni. E ovviamente chiederebbe il massimo dell'autonomia. C'è da dire che lo statuto della Fondazione attribuisce al presidente ampie funzioni di indirizzo e coordinamento: convoca il Consiglio di amministrazione, dà esecuzione alle direttive dell’ente, coordina le attività e può adottare provvedimenti urgenti, salvo ratifica successiva del CdA.
Quali potrebbero essere gli altri papabili? Guardando "in casa", l'attuale delegato del sindaco al Premio Napoli è un nome da prendere in considerazione: è Andrea Mazzucchi, direttore del Dipartimento di Studi Umanistici della Federico II. C'è anche Gennaro Carillo, ordinario di Storia del pensiero politico all'Università Suor Orsola Benincasa. Nel mondo degli scrittori in area Pd si fa il nome di Viola Ardone più volte schieratasi dalla parte della leader Pd Schlein su diritti e lavoro. Circola anche quello di Lorenzo Marone, scrittore e da qualche anno anche libraio al Vomero. Infine: la giuria tecnica che valuta i manoscritti giunti al Premio insieme alla giuria popolare e riunisce giornalisti, registi, docenti universitari, giuristi, medici, poeti, critici, dovrebbe continuare il suo lavoro tranquillamente almeno fino alla fine dell'anno.