Influenza K e polmoniti, colpiti i neonati: febbre alta, curati con l’ossigeno, 300 bimbi al giorno in ospedale

Valanga di accessi ai Pronto Soccorso degli ospedali di Napoli per l'influenza K e le polmoniti. Colpiti anche i neonati sotto i 6 mesi: febbre altissima, anche per 5 giorni, e complicanze respiratorie. Sono curati con l'ossigenoterapia. Oltre 300 gli accessi di bimbi al giorno all'ospedale Santobono. Mentre al Cardarelli gli adulti con gli stessi sintomi sfiorano i 200 al giorno. Ma i medici avvertono: il picco influenzale non è ancora arrivato, si attende per la seconda metà di gennaio. E la Fimmg, il sindacato dei medici di famiglia, lancia l'appello: "Non andare in ospedale se i sintomi non sono gravi. Rivolgetevi prima al medico di base".
Boom di contagi per influenza a Napoli
Intanto, il numero dei pazienti in ospedale per l'influenza continua ad aumentare dall'inizio dell'anno, dopo le feste natalizie che con le rimpatriate tra parenti in ambienti chiusi hanno favorito la diffusione dei contagi. Dati che, secondo le previsioni, dovrebbero peggiorare nei prossimi giorni, a causa della ripresa della scuola.
All'ospedale Antonio Cardarelli si registra un aumento del 25 per cento di pazienti ricoverati per influenza grave e malattie respiratorie. La media è di 210 accessi al giorno, con molti pazienti che soffrono di polmoniti virali e che rappresentano circa il 30 per cento dei ricoverati.
Numeri in crescita all'Ospedale del Mare, dove si segnalano molti ricoveri per polmoniti gravi. Dal 29 dicembre al 1 gennaio, nell'ultimo scorcio del 2025, sono stati 25 i ricoveri con ventilazione assistita, senza contare quelli per influenza forte e dispnea, ossia mancanza d'aria.
Il caso del Santobono: "Siamo pieni di bimbi contagiati"
La situazione peggiore si trova all'ospedale pediatrico Santobono, con 350 accessi al giorno, di cui 7-8 su 10 hanno sintomi di influenza anche con sintomi respiratori. Al Pronto Soccorso, diretto dal primario Vincenzo Tipo, si è avuto un iper afflusso nei giorni scorsi. "Siamo completamente pieni dal punto di vista dei ricoveri dopo le festività", spiegano dal nosocomio pediatrico. Ma la situazione è comunque sotto controllo e gestita correttamente.
La nota positiva è il minor numero di piccoli pazienti con bronchiolite, grazie al nuovo anticorpo monoclonale che viene somministrato alla nascita, che contiene i sintomi respiratori gravi.
Influenza e polmoniti, colpiti i neonati
Altro fenomeno a cui si sta assistendo, però, è che l'influenza e le polmoniti stanno colpendo anche i neonati sotto i 6 mesi. Al Santobono ci sono lattanti con febbre anche alta: parliamo di bambini sotto i sei mesi a cui la vaccinazione non è consigliata. Quest'anno per i lattanti e i bambini è un'influenza particolarmente aggressiva, che si presenta con febbre alta di una durata anche superiore ai 3-5 giorni abituali e in 7-8 casi su 100 anche con qualche complicanza di tipo respiratorio. Nell'8 per cento dei bambini ricoverati sono state riscontrate polmoniti non gravi, ma sicuramente con una degenza più impegnativa, perché c'è bisogno di ricorso a terapie più accurate, qualche volta con ossigenoterapia.
Il picco influenzale della seconda metà di gennaio
Secondo i medici, il picco influenzale si prevede intorno alla terza, quarta settimana di gennaio. Il riavvio della scuola può infatti essere un ulteriore aggravante alla diffusione del contagio. Gli ospedali si stanno attrezzando per gestire gli accessi ospedalieri. Il consiglio dei pediatri è di non mandare a scuola i bambini se presentano sintomi influenzali perché questo è causa di diffusione del contagio, e di chiamare il medico di famiglia, stando attenti se si presentano sintomi per più di 3-5 giorni che in qualche modo cominciano ad essere più aggressivi o a presentare una sintomatologia da respiratore.
Fimmg: "Non affollate gli ospedali"
Un appello a non affollare i Pronto Soccorso arriva dalla Fimmg, il sindacato dei medici di base: "Non recatevi in pronto soccorso senza aver prima contattato il medico di famiglia: non solo è inutile, ma rappresenta anche un rischio per i pazienti fragili e per gli anziani, che possono facilmente contrarre infezioni ospedaliere – afferma il segretario regionale vicario della Fimmg, Luigi Sparano, in riferimento all’aumento degli accessi registrato in questi giorni, legato all’avvicinarsi del picco influenzale. Sparano raccoglie e rilancia l’invito ai cittadini che arriva dall'ospedale "Cardarelli" e dagli altri nosocomi partenopei, sottolineando come si stia rafforzando un legame sempre più stretto tra ospedali e medicina generale".
Il sindacato dei medici di famiglia dà anche qualche consiglio: "Il primo riferimento è e deve essere il medico di medicina generale. Purtroppo molto spesso i pazienti si dirigono direttamente al pronto soccorso senza alcun contatto preliminare con il medico di famiglia, spinti dall’angoscia di doversi sottoporre a esami diagnostici non sempre disponibili sul territorio. Tuttavia, la maggior parte delle problematiche respiratorie è legata a forme virali sulle quali possono innestarsi infezioni batteriche opportunistiche, condizioni che possono essere gestite con tranquillità a domicilio, seguendo le indicazioni del medico di medicina generale che prende in carico il paziente".
Il medico di famiglia, sottolinea Sparano, è colui che meglio di chiunque altro conosce il paziente, le sue patologie croniche e la polimorbilità, ed è quindi fondamentale ricorrere prioritariamente al contatto con il proprio medico di medicina generale. Dalla Fimmg Campania arriva anche l’invito a proseguire con le vaccinazioni almeno fino alla fine di gennaio. "Il riscontro è chiaro ed evidente – afferma Sparano –: la gran parte delle polmoniti che osserviamo riguarda soggetti non vaccinati. Quasi la totalità dei pazienti che hanno sviluppato una polmonite non aveva effettuato il vaccino antinfluenzale. È necessario, conclude, rafforzare il legame con i cittadini, perché i medici di medicina generale sono pronti a fornire tutte le risposte necessarie e sono facilmente contattabili. Rivolgersi ai pronti soccorso senza aver consultato prima il medico di famiglia non ha alcun senso dal punto di vista diagnostico, terapeutico e della sicurezza del paziente".